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22 gennaio 2017 7 22 /01 /gennaio /2017 23:12
LUCIO FONTANA, UN IMBECILLE PER COLLEZIONISTI IMBECILLI

La cosa da chiarire innanzitutto nel caso di Fontana è questa:

il vero oggetto “artistico” non nasce in funzione di un’unica semplice “idea”, esso è il frutto di molte idee concatenate in maniera armonica nella medesima opera (vedi la storia della pittura classica, Leonardo, Piero della Francesca etc.).

L’opera che esprime una sola idea è l’opera di un imbecille. Purtroppo però le persone normali vivono ripetendo scolasticamente sempre e solo le cose che hanno memorizzato e mai e poi mai si sognano di produrre qualcosa di diverso, mai è balenato loro alla mente di forgiare un’idea nuova, anche la più semplice, quindi già par loro che esprimere singolarmente la più banale delle idee possa essere indice di “genio”. Starebbe ai critici d’arte informare il pubblico di questa cosa, ma anche il critico non ha mai prodotto un’idea nuova in vita sua (ed è quindi nelle stesse condizioni del pubblico) e oltretutto deve seguire, a pagamento, le indicazioni dei mercanti che sostengono che le ciofeche demenziali ed orrende che gestiscono sono invece dei capolavori.

Detto questo, ipotizzare che un taglio nella tela sia un’opera d’arte perché “rivela lo spazio oltre quella”, cioè introduce la tridimensionalità al posto della bidimensionalità tipica della pittura, è un’affermazione completamente stupida oltreché superficiale. E’ incredibile come lo “squallidamente superficiale” possa essere scambiato per “capolavoro”.

In ogni caso la tridimensionalità in pittura era già stata raggiunta da un infinità di secoli, da tempo immemorabile infatti molti artisti plasmano con lo stucco le tavole creandovi meravigliosi rilievi (anch’io mi sono espresso in tal modo), quindi il taglio non risulta nulla di nuovo riguardo alla tridimensionalità, la novità sarebbe rappresentata solamente dalla colossale stupidaggine di “permettere di vedere cosa c’è oltre” : che cosa, il muro a cui il demenziale “quadro” è appeso? si tratta di un ragionamento scemo che solo se fatto in gran pompa ad un cretino può essere interpretato come “importante e significativo”.

Non solo, chiunque abbia letto Leonardo sa che la difficoltà e la divinità dell’operato dell’artista sta nella sua capacità di farci percepire il volume su una superficie piatta, se la piattezza della superficie viene alterata da un taglio non abbiamo operato alcuna azione “divina” ma solo una colossale stupidaggine che solo un imbecille può credere essere manifestazione di genialità.

Ma purtroppo l’Umanità è composta in massima parte di imbecilli.

Ma per integrare le ciofeche prodotte da questo “artista” con le altre presenti in quantità industriale sul mercato e spacciate per capolavori andrò a spiegarvi una cosa:

vi siete mai chiesti perché l’arte figurativa contemporanea si fondi solamente su oggetti artistici di velocissima esecuzione? Come mai i pittori a cui necessitano magari tre mesi per dipingere un quadro non si trovano sul mercato contemporaneo ma solo su quello storico? Si è addirittura arrivati a riempire le fiere dell’Arte di fotografie, la cui velocità di produzione è allucinante (basta impiegare più laboratori e se ne possono stampare migliaia e migliaia al giorno).

Quando, in rari casi, l’opera implica dei tempi più lunghi di esecuzione si mettono allora sul mercato solo i “multipli” (vedi le sculture di Arman) che sono realizzati da aziende in scala industriale e quindi permettono, di nuovo, una velocissima realizzazione.

Come mai? Forse che un’opera realizzata in settimane o mesi di lavoro non è artistica per definizione? Chiaramente il motivo è un altro, e cioè questo:

PIU’ VELOCEMENTE E’ REALIZZATA L’OPERA, MENO COSTA ALL’ORIGINE!!!

Un pittore in grado di produrre anche solo 10 opere al giorno può allegramente venderle a € 30 cadauna, perché guadagna € 300 al giorno, quindi € 9.000 al mese e può quindi definirsi “benestante”!

Di questo si nutre il mercato, di imbrattatele (perché solo imbrattando le tele o tagliandole, come il buon Lucio, se ne possono realizzare 10 o anche 100 al giorno) messi sotto contratto dai mercanti a prezzi ridicoli per ogni opera che poi vengono gonfiati a dismisura con fraudolente operazioni pubblicitarie.

Per farvi un esempio, Franz Borghese fu messo sotto contratto da un mercante nel 1989 al prezzo di lire 30.000 (€ 15) per ogni tela, ma l’ultima volta che ho chiesto il prezzo di un suo cm.40x50 alla fiera di Bologna mi hanno chiesto € 45.000!!!!

Per garantire il proprio mercato di tele imbrattate, i mercanti , che hanno in mano critica, stampa, fiere, gallerie e biennale di Venezia, hanno, attraverso questi media, convinto il pubblico che l’arte figurativa non deve più esistere perché è “sorpassata e fuori moda” semplicemente non solo perché un buon figurativo si vende da solo e quindi l’artista non ha bisogno del mercante che venda per lui, ma fondamentalmente perché l’arte figurativa necessita di tempi lunghi di produzione e quindi costa troppo all’origine: come può l’artista vendere a €10 un quadro costato anche solo tre giorni di lavoro?

Figuratevi la gioia del mercante (truffatore, ma come tutti i truffatori molto furbo) a cui, quando vide in un angolo dello studio la tela che Fontana aveva rotto per sbaglio e gettata lì assieme alla spazzatura, venne in mente di esporla in galleria per vedere se riusciva a trasformarla in “opera d’arte per imbecilli” (perché questa è la vera storia dei tagli e fino a pochi decenni fa, che l’idea fu di un mercante era scritto anche sui testi di Storia dell’Arte). Cavolo, ma pagando un esercito di marocchini se ne potevano produrre anche parecchie migliaia al giorno!

Un’altra cosa importantissima: non basta definire bello un oggetto perché si trasformi in “opera d’arte” (le donne ripetono all’infinito questo termine all’interno di una bigiotteria) e nemmeno basta definirla “intelligente”(altrimenti sarebbe artistico anche un teorema),

PERCHE’ UN PRODOTTO SIA ARTISTICO DEVE “EMOZIONARE”,

solo se produce emozioni un oggetto è “artistico”. La tragedia è che l’emozione è molto spesso “indotta”, cioè basta rendere famosa una ciofeca perche chi ha subito questa definizione per lungo tempo si convinca erroneamente che sia anche “bella”.

Come può essere famosa senza essere bella?

Concludo rendendovi noto che chi ha distrutto il mercato dell’arte, al contrario di quanto normalmente si pensa, è stato il “grande collezionismo”, personaggi normalmente privi di cultura, ma con molto denaro (inscatolatori di sardine, produttori di preservativi o di pentole a pressione) che non comprano le opere perché “gli piacciono”, ma semplicemente perché “gli mancano”, come un francobollo o una moneta da collezione. A queste persone basta far credere che un pittore sia famoso e subito, come pirla, corrono a comprare almeno una sua opera.

E i collezionisti sono decine e decine migliaia solo in Italia e sono ricchi, per cui il “mercato ricco” è fatto unicamente da loro, non certo dalla persona normale a reddito medio che compra un quadro perché “gli piace” (come è giusto che sia perché questa è l’unica vera funzione del dipinto: quella di piacere).

Solo la sacra funzione del “piacere” ha sempre avuto l’arte in 7.000 anni di storia, come mai proprio con l’inizio dell’era industriale essa ha perso questa funzione per essere collocata anch’essa in specifiche “catene di montaggio”, fino addirittura a trasformare in arte figurativa la fotografia, che appunto industrialmente si può produrre?

Sfortunatamente però l’uomo è vittima della pubblicità anche per ciò che riguarda i suoi gusti: fatelo nascere ripetendogli in continuazione “quello è bello” e si convincerà che la più oscena delle cose abbia quella caratteristica.

Un ultimo importantissimo chiarimento che riguarda le aste:

i grandi mercanti hanno anche il controllo delle aste internazionali.

In che modo? Molto semplice, essi portano all’asta un quadro di un pittore che abbia già un minimo di fama (artificiale) e consegnano anticipatamente un assegno all’asta medesima ( immediatamente incassabile), dopo di che due finti compratori (uno al telefono ed uno presente all’asta) faranno raggiungere al quadro qualsiasi cifra, tanto la percentuale all’asta è già stata pagata con importo fissato in anticipo. Se l’assegno consegnato era di 10.000 dollari, il quadro potrà invece essere falsamente fatto arrivare anche ad un milione di dollari e oltre (fin dove si vuole), tanto nessuno pagherà mai quella cifra, come l’asta non si sognerà ovviamente mai di chiedere i 150.000 dollari di percentuale al venditore e al falso acquirente (sarebbero 300.000 dollari in tutto).

Il quadro risulterà falsamente venduto a quella cifra pazzesca ad un cliente sconosciuto e scomparirà dal mercato, ma la quotazione di quel pittore per un quadro di quelle dimensioni sarà di un milione di dollari anche se prima ne valeva solo 15.000.

O credete veramente, con le centinaia di Fontana che stazionano invenduti nelle gallerie e nelle case italiane, che veramente un dipinto di quel pirla di Fontana sia stato battuto da Christies’s, a Londra, a 9 milioni di euro?

Vi state svegliando? Cominciate a capire anche se avete studiato solo ingegneria o avvocatura? Speriamo.

A.Cottignoli 15 gennaio 2017

 

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Published by Alberto Cottignoli
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commenti

Emanuele Palli 01/29/2017 21:35

Ormai l'artista contemporaneo è soltanto un tizio che compie un gesto elementare, come tagliare una tela, appoggiare una passerella plastificata a un'isola o accostare una statua classica a una montagna di panni, per poi ricamarci sopra qualche costruzione teorica insignificante. D'altronde su qualsiasi stupidaggine si possono erigere commenti intellettualoidi e basta un po' di meteorismo metafisico per darsi arie da artista. L'arte contemporanea si sta riducendo alla posa di qualche parolaio che commenta il nulla di cui è stato capace. Il problema non è costituito da questi impostori, ma da un'intera società che li celebra e dà loro credito. Chiaramente il discorso è estendibile a tante altre categorie professionali che esulano dal fatto artistico.

Alberto Cottignoli

  • Alberto Cottignoli
  • Laureato in Filosofia (1978) e in Storia e Conservazione delle Opere d'Arte (2013) all' Università di Bologna.- Esperto di pittura vascolare attica - Esperto di numismatica. Pittore famoso in Oriente:3 personali nei musei di Taipei (Taiwan) 2 al Khia Nan Museum, 1 al Museo Nazionale di Storia
  • Laureato in Filosofia (1978) e in Storia e Conservazione delle Opere d'Arte (2013) all' Università di Bologna.- Esperto di pittura vascolare attica - Esperto di numismatica. Pittore famoso in Oriente:3 personali nei musei di Taipei (Taiwan) 2 al Khia Nan Museum, 1 al Museo Nazionale di Storia

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