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20 febbraio 2017 1 20 /02 /febbraio /2017 23:10
FIG. 1 LA DAMA CON ERMELLINO. LEONARDO DA VINCI

FIG. 1 LA DAMA CON ERMELLINO. LEONARDO DA VINCI

Per capire il senso che Leonardo volle dare a questo dipinto (fig. 1)occorre anzitutto avere una buona sensibilità fisiognomica e una grossa capacità ci capire le espressioni del volto.

Ciò detto la prima cosa che notiamo è la freddezza di questo viso che par voler distogliere lo sguardo da noi, ma notiamo anche un leggerissimo accenno di sorriso, un sorriso che possiamo definire senza tema di errore “di soddisfazione”.

Bene, chiarito questo, possiamo vedere non solo come stranamente i nastri che decorano il vestito della dama siano neri, ma come sia finemente trapunta in nero la fascetta decorativa della scollatura e come altrettanto nere siano le linee orizzontali che decorano la parte di veste sotto la scollatura medesima.

Non basta, la stessa collana è composta stranamente di perle nere, ma ciò che più ci inquieta è il nastro, anch’esso dello stesso colore, che le gira attorno alla testa e alla fronte.

Tutto questo nero è quantomeno inquietante e non trova nessun corrispondente negli abbigliamenti usuali dell’epoca se non in un quadro di Raffaello, il ritratto di Maddalena Doni (Fig. 2)

 

"RITRATTO DI MADDALENA DONI". RAFFAELLO SANZIO

"RITRATTO DI MADDALENA DONI". RAFFAELLO SANZIO

In questo dipinto è ben evidente come perle, ricami e nastri neri siano stati utilizzati da Raffaello per sottolineare le inclinazioni d’animo negative che il volto di questa donna rivela chiaramente: trattasi di matrona arcigna che ci guarda con aria perfida e non esiteremmo a supporre che, se ci avvicinassimo, ella potrebbe pure addentarci.

Molto più contenuto è l’aspetto negativo del volto nel dipinto di Leonardo (anche perché attenuato dall’impercettibile sorriso di soddisfazione), ma ugualmente la negatività sussiste ed è appunto sottolineata ( come abbiamo visto in Raffaello) con nastri e perle nere, accessori che, come già detto, non trovano corrispondenti nella moda di quel periodo.

Un’altra cosa ci stupisce: la sottile ma evidentissima treccia chiara che si sovrappone in parte alle sopracciglia attraversando la parte bassa della fronte.

In primo luogo notiamo che essa nasce insensatamente da sotto i capelli e par quindi essere ad essi collegata in modo subliminare (sembra cioè potersi trattare di capelli intrecciati , cioè di qualcosa di molto simile alle sopracciglia), ma la cosa inquietante è che tale treccia, nella sua parte iniziale (appena compare da tra i capelli), si sovrappone all’andamento curvilineo delle sopracciglia medesime.

Non ci vuol molto a capire che tale treccia, per come è stata disposta e per il suo colore, sembra far proseguire le sopracciglia l’una verso l’altra nella zona sopra il naso. Essendo le sopracciglia che si congiungono sopra il naso un particolare che caratterizza le persone primitive, e spesso quindi violente, il risultato subliminale è quello di aumentare la negatività del volto della dama.

Ma non siamo che all’inizio: con quale assurda acconciatura di capelli si presenta questa dama? Con i capelli tirati con forza sulle tempie e quindi assurdamente annodati sotto il collo?

Nulla di simile s’era mai visto! I capelli così disposti possono rispondere ad una sola esigenza: quella di integrarsi col viso della donna e dare quindi all’insieme volto-testa la forma allungata ed affusolata che vediamo.

Forse che il suo viso non era abbastanza affusolato? Sicuramente lo era invece abbastanza, ma i capelli sciolti o raccolti in altro modo avrebbero alterato la forma complessiva determinata dalla testa e del volto che Leonardo voleva percepissimo.

E a cosa Leonardo voleva che associassimo la testa ed il volto della dama, l’ha percepito, anche se in modo subliminare, un fotografo, cioè un artista (fig. 3), perché questo tipo di comprensione è proprio degli artisti e non certo dell’attività cerebrale unicamente razional-letteraria degli Storici dell’Arte.

 

 

FIG. 3

FIG. 3

MIO DIO, LEONARDO VOLEVA CHE ASSOCIASSIMO LA FORMA DELLA TESTA DELLA DONNA A QUELLA DELL’ERMELLINO!!!

 

Anche la mano della dama che accarezza il candido carnivoro ha una conformazione simile sia alla testa di lei che a quella dell’animale e le lunghe dita estremamente sottili le conferiscono un aspetto stranamente “rapace” che perfettamente si confà alla natura dell'ermellino che tiene in braccio.

 

Riassumiamo: Leonardo dipinge la dama con un volto che esprime freddezza ma che risulta soddisfatto, tale volto è poi assimilabile a quello dell’ ermellino che tiene tra le braccia, cioè a un animale carnivoro e la mano della dama ha un aspetto “rapace”.

Perché tutto questo?

La spiegazione arriva da alcuni particolari che, pur essendo macroscopici nessuno ha mai notato.

Vediamo il primo.

Osservate la parte destra (per chi guarda) del vestito della dama:

ESSA E’ COMPLETAMENTE DIVERSA DALLA SINISTRA !!!!!!!

Non solo, essa è di due colori anch’essi completamente diversi da quelli della parte sinistra (che è gialla), cioè blu e rosso e notiamo come incredibilmente manchi, sulla destra, addirittura la fascetta decorativa della scollatura:

come può nessuno essersi mai accorto di tutto questo??

Le donne di quel periodo infatti non si sognavano nemmeno di vestirsi in tal modo, le due parti dell’abito erano sempre speculari!

Mi sono premurato di riportare alcuni esempi (ma ne avrei potuto esibire migliaia) che dimostrano la specularità succitata (figure da 4 a 17).

 

FIG. 4-5-6
FIG. 4-5-6
FIG. 4-5-6

FIG. 4-5-6

FIG. 7-8-9
FIG. 7-8-9
FIG. 7-8-9

FIG. 7-8-9

FIG. 10-11-12
FIG. 10-11-12
FIG. 10-11-12

FIG. 10-11-12

FIG. 13-14-15-16-17
FIG. 13-14-15-16-17
FIG. 13-14-15-16-17
FIG. 13-14-15-16-17
FIG. 13-14-15-16-17

FIG. 13-14-15-16-17

 

Leonardo vuole poi che pensiamo che l’ermellino stia facendo una cosa ben precisa.

Vediamo infatti come la manica blu si apra sul tessuto sottostante in modo alquanto anomalo: la zampa sinistra del nostro carnivoro pare poggiare infatti gli artigli sull’orlo rigirato della stoffa che si apre, sembra cioè essere stato lui a produrre quello squarcio nella manica sotto cui compare il rosso sanguigno ed inquietante su cui la sua zampa destra adesso poggia!!

Sembra quindi che quella parte di manica sia stata lacerata per far comparire, sotto di essa, la carne di cui l’ermellino si sta cibando.

Ma perché tutto questo?

Ce lo spiega un’altro particolare macroscopico che nessuno ha mai notato:

LA MANO RELATIVA A QUESTA PARTE DEL VESTITO, ALLA MANICA BLU CIOE’, E’ ENORMEMENTE PIU’ GRANDE DI QUELLA CHE ACCAREZZA L’ERMELLINO!!!!!!!!

ESSA HA DITA ENORMI, GROSSE ADDIRITTURA PIU' DEL DOPPIO DI QUELLE DELL’ALTRA MANO!!!!!!

QUELLA E’ LA MANO DI UN UOMO!!!

E la manica blu ed il braccio a lei pertinente sono ciò che rimane di un uomo!!

Cosa ci sta dicendo Leonardo?

Che questa donna era tutt’uno col suo compagno (forse il marito), rapporto esplicitato dall’unione surreale delle loro due parti corporee (maschile e femminile), ma che successivamente ella ha, come un feroce predatore, divorato e distrutto gran parte di lui (oltretutto con soddisfazione), vuoi in senso sentimentale vuoi anche probabilmente da un punto di vista venale.

Non è in fondo che il ritratto di molte donne, disposte per interesse ad unirsi ad un uomo per sfruttarlo e quindi divorarlo fino a distruggerlo.

Non per niente quasi tutte le religioni hanno sempre ritenuto nascondersi nella donna l’origine di tutti i mali.

Non credo che Leonardo si riferisse qui ad una donna in particolare, i geni si interessano di universali e sono propenso a credere che il genio di Vinci si riferisse con questa immagine non al sesso femminile in generale ma ad un particolare, specifico genere di donne. 

 

A.Cottignoli 18 febbraio 2017

 

BREVE SPECIFICA SULLE MIE QUALIFICHE (vedi poi biografia)

Allego una mail speditami da James Beck, massimo esperto mondiale di pittura rinascimentale italiana, Columbia University, New York, con cui collaborai per 5 anni, in cui egli afferma praticamente che io sarei il più grande Storico dell’Arte esistente.

Allego altresì un’intervista del Corriere a Marco Meneguzzo docente di Storia dell’Arte a Brera che sottolinea la correttezza delle mie analisi, in questo caso relative alla Madonna del Parto di Piero della Francesca 

 

LEONARDO DA VINCI "DAMA CON ERMELLINO": UNA SPIETATA FAMELICA OPPORTUNISTA
LEONARDO DA VINCI "DAMA CON ERMELLINO": UNA SPIETATA FAMELICA OPPORTUNISTA
LEONARDO DA VINCI "DAMA CON ERMELLINO": UNA SPIETATA FAMELICA OPPORTUNISTA

MANZONI IN VATICANO?

Cari colleghi, storici dell’arte, che leggete i capolavori antichi come se fossero tante sciocchezze perché non potete certo mettervi al pari col genio che li produsse, voi, causa l’avvilimento a cui assoggettate la grande pittura, siete i responsabili del tragico accreditarsi nel mondo delle oscene, finte ciofeche dell’arte contemporanea.

Se veramente i capolavori del passato avessero la loro giusta lettura le opere contemporanee apparirebbero in tutta la loro superficialità, faciloneria e stupidaggine, mentre l’incapacità degli addetti al mestiere di capire alcunché delle meraviglie del passato, fa si che avvenga esattamente il contrario.

Verrà il giorno in cui vedremo, in Vaticano, al posto della Pietà di Michelangelo, una scatoletta di merda, si spera almeno ben sigillata?  

Ma di chi è la colpa maggiore dell’affermarsi delle porcherie dell’arte contemporanea, oltre a mercanti, critici d’arte e banche, banche che in assoluto anonimato finanziano questo lucroso disastro? I maggiori colpevoli sono i “Grandi Collezionisti”, disgraziati fabbricanti di detersivi, di sardine in scatola, di preservativi  e quant’altro, spesso quasi analfabeti e privi di qualsiasi sensibilità estetica che, magari quando cascano loro i capelli rimediano in maniera geniale col “riporto”, sono loro i veri colpevoli: questa razza disgraziata non compra le opere d’arte perché “gli piacciono”, ma semplicemente perché “gli mancano”, come una moneta o un francobollo! Basta che gli si faccia credere che il pittore è famoso ed ecco che questi colossali pirla ne vogliono possedere un’opera, magari semplicemente per non essere secondi all’industriale amico più fesso di loro. Spesso manco gli interessa guardare attentamente l’opera, basta che sia dell’autore che gli manca.

Al mercato dell’arte tutto ciò non sembra vero: la più orrenda ciofeca può diventare così “oggetto artistico da collezione” cosa che permette di ridurre infinitamente le spese di acquisto presso gli artisti.

Spruzzami una tela tutta d’azzurro con uno spray” dice il mercante all’artista “ci metti pochissimo e puoi farne 50 al giorno, se te le pago € 10 l’una guadagni € 500 al giorno (15.000 al mese) e sei ricco”.

“Io poi” prosegue il mercante “organizzo mostre, articoli sui giornali, pubblicità fittizie con prezzi finti sempre più alti e la gente si convince che sei famoso, allora arrivano quei pirla di “grandi collezionisti” ed il gioco è fatto: sono centinaia di migliaia solo in Italia e non si riuscirà nemmeno ad accontentarli tutti. E man mano che i “pirla collezionisti” abboccano, i prezzi crescono.”

Basterebbe eliminare tutti i grandi collezionisti e l’arte contemporanea tornerebbe finalmente sul binario giusto, quello determinato da chi i quadri li compra perché “gli piacciono”.  Che solo questa è la motivazione corretta per acquistare un’opera d’arte.

Miei cari colleghi “Storici dell’Arte”, che non fate che ripetere stancamente ciò che dissero Berenson e Longhi (che mai, di nemmeno di un quadro capirono qualcosa) e che mi ignorate perché troppo vi spavento, a voi mi rivolgo rifacendomi allo splendido Sordi del “Marchese del Grillo” sperando che capiate la “sottile ironia”:

IO SONO CIO’ CHE PRIMA DI ME NON E’ STATO MAI E CHE DOPO DI ME NON POTRA’ MAI PIU’ VENIRE  E, VOI ……. NON SIETE UN CAZZO.

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