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1 aprile 2013 1 01 /04 /aprile /2013 12:02

La concezione dell’attività politica come mestiere ha decretato il fallimento della democrazia stessa fin dalla sua nascita: nell’Atene di storica memoria era infatti basilare il fatto che dall’esercizio dell’attività politica non si dovesse trarre alcun utile. I cittadini ateniesi erano ben coscienti che trasformare in mestiere l’attività politica era rinnegare e minare alla base l’istituzione stessa. Un mestiere lo si esercita per svilupparne al massimo le possibilità di rendita e applicare questo criterio al mestiere “politico”, cioè ad un mestiere che controlla la gestione dello Stato e della cosa pubblica, è una follia che non può che degenerare in comportamenti abnormi che mirano all’arricchimento del politico stesso e che, consequenzialmente, determinano il fallimento economico dello Stato che “democraticamente” essi gestiscono.

Questo considerare “mestiere” l’attività politica ha fatto si che una sterminata massa di individui si affacciasse a tale attività, dato che non necessita, per esercitarla, alcuna specifica capacità, diploma, laurea o quant’altro possa almeno garantire una qualche potenzialità che renda idonei al compito di reggere il governo di un paese. Ben presto, essendo, coloro che si avviavano a tale attività, privi  di ogni capacità,  “riuscire” in politica non fu che il risultato del possesso individuale di altre “doti” alternative, quali la furbizia, il sotterfugio, la collusione, la falsità, l’attitudine all’inganno ed alla mistificazione, etc., etc., fino ad arrivare addirittura all’assassinio.   

 

Per chi avesse dei dubbi, l’incapacità relativa a qualsiasi attività professionale di chi si occupa di politica è poi sancita inequivocabilmente dal fatto che ESSI STESSI (i politici), in periodo di crisi economica, ripiegano su un governo di tecnici, autoriconoscendosi quindi come non idonei nemmeno all’attività governativa.

Si da il caso infatti, che non esista la capacità governativa indipendente da altre capacità:

esiste solamente la capacità di un individuo in un determinato campo, la quale poi, attraverso l’acquisizione di una carica all’interno di un governo, viene allora esercitata, dall’individuo medesimo, nello specifico campo dell’attività governativa in cui viene collocato.

Dichiararsi “bravo politico” e non aver mai dimostrato alcuna capacità professionale in alcun campo è come dichiararsi “buono a nulla” e questo infatti, tutti i politici hanno sempre dimostrato di essere in questi 50 anni successivi all’ultima guerra mondiale:  dei perfetti buoni a nulla, se non dei perfetti delinquenti, ma la “delinquenzialità” purtroppo non  rientra nelle caratteristiche di professionalità atte a identificare un buon governante.

Questa massa di personaggi poi, una volta raggiunti i vertici del potere non si è sognata minimamente di abbandonarli e, assieme alla sconfinata distesa dei loro accoliti, hanno creato, fingendo di dividersi in parte governante e opposizione, ma restando in realtà un unico blocco compatto finalizzato esclusivamente all’arricchimento personale ad oltranza ( mascherato da finti dissidi e contrasti che arrivano fino alla denuncia e alla persecuzione politica dell’avversario che però si risolve sempre nel nulla), una dittatura assoluta e totale, esercitata non solo attraverso il potere specifico loro accordato dallo Stato, ma soprattutto attraverso i media di cui si sono impossessati totalmente ed in cui hanno collocato dei mostri con loro oscenamente consociati (i giornalisti), mostri che (ignorando ogni articolo del loro codice deontologico) nemmeno riescono più ad immaginare che l’informazione, lungi da fungere da sostegno ad un partito o ideologia, dovrebbe essere esercitata nella più assoluta neutralità.

Stampa e televisioni non sono adesso che orride, animalesche istituzioni, impegnate politicamente in un’unica, colossale finzione: quella di simulare aggressioni ad una delle due parti, per far credere al lettore ignaro che effettivamente sussistano due blocchi politici in opposizione che tutelano gli interessi dei cittadini.

Guai se chi è governato si accorgesse che coloro che dovrebbero rappresentarli si sono consociati in un’unica globale massa di delinquenti il cui scopo da realizzare è quello del proprio arricchimento e che se ne frega completamente del fatto che tutto ciò possa portare alla totale distruzione economica del paese. 

E così ogni giorno non facciamo che leggere articoli che fingono di attaccare l’avversario politico ma che in realtà non hanno altro scopo che quello di tutelare e sancire la totale prevaricazione del cittadino da parte di un sistema politico che è invece assolutamente compatto nel perseguimento del suo unico scopo, cioè quello di spolpare economicamente gli elettori.

Il disastro a questo punto è già incommensurabile, ma abbiamo appena cominciato, c’è ben altro.

La democrazia rappresentativa ha infatti una tremenda, totalmente distruttiva caratteristica: essa pone dei “politici” a governare e decidere su cose di cui i succitatiche politici non hanno alcuna proprietà! Tutto quanto riguarda lo Stato è in fatti proprietà dei cittadini, ma possedendo, tali cittadini, ognuno una minima parte di ciò che è del loro Paese, possono esercitare il loro diritto di proprietà solo in maniera globale, cioè solo attraverso le entità politiche preposte, cioè attraverso gli stessi delinquenti che li governano:

la classe politica quindi, pur non essendo proprietaria dello Stato, esercita il diritto di proprietà sui beni statali, al posto dei cittadini, come se lo fosse.

Tali cittadini si sono poi talmente assuefatti a pensare che le proprietà statali non siano le loro, ma unicamente di detto Stato, che accettano senza contestazioni che i politici mettano in vendita palazzi, terreni e quant’altro che sono invece di esclusiva proprietà dei cittadini e la cui dilapidazione non fa che impoverirli ulteriormente. 

Per 10.000 anni migliaia di società si sono succedute nel mondo e sempre la proprietà generale delle cose era attribuita ad un sovrano, una persona cioè, che avrebbe subito solo danni da una sua personale mala gestione del governo: era assurdo infatti che egli, come monarca,  si impossessasse delle casse dello Stato, perché quel denaro era già suo, era assurdo che promulgasse leggi che potessero danneggiare le colture agricole o le città, perché queste erano sue, ma soprattutto era assurdo che riducesse in povertà il suo popolo (se non in casi particolari causati da situazioni estreme ma eccezionali che potevano essere anche determinate dalla pazzia del sovrano o dalle invenzioni della classe meno abbiente che mirava ad arricchirsi) perché era proprio il popolo la fonte delle sue ricchezze, quel popolo cioè che permetteva il  mantenimento delle sue proprietà e dei suoi introiti.

Insomma, in poche parole, nella gestione monarchica storicizzata, solo un cretino poteva distruggere ciò di cui era proprietario e che rappresentava la fonte del suo potere e della sua ricchezza.

Con la “democrazia” tutto ciò è venuto a decadere, la proprietà delle cose è stata attribuita ad un’entità disumanizzata, cioè ad un fantomatico “Stato democratico” e quindi solo genericamente attribuita ai cittadini, e chi governa, cioè i politici, non sono proprietari nemmeno di uno spillo di ciò che al loro “governo”soggiace:

cosa gli impedisce quindi, di impossessarsi delle cose che dovrebbero tutelare o di danneggiarle o distruggerle, visto che la quasi totalità di essi, assolutamente incapace nella vita pratica, si è avviata al mestiere di politico col solo scopo di arricchirsi e visto che non svolgono alcuna altra attività che gli permetta di arricchirsi in diversa maniera?

 

Ma un altro problema immediatamente si innesta parallelamente a questo:

cosa interessa alla cricca dei politici se l’azienda Stato fallisce, purchè tale fallimento possa rendere loro un bel mucchio di quattrini?

Assolutamente nulla, visto che trattano cose di altri.

Il Paese che governano può trasformarsi in un’enorme discarica di straccioni, che a loro non può fregar di meno: il giorno dopo essi potranno andarsene a vivere, carichi del denaro di cui ci hanno derubato, in qualche isola del sud o in qualche altro ospitale paese.

Non hanno fatto forse così i politicanti russi che hanno distrutto l’Unione Sovietica ed i suoi Paesi Satelliti nel secolo scorso?  Basta dare un’occhiata poco lontano, si sono oramai comprati quasi tutta Rimini e addirittura uno Stato, San Marino!  

 

L’unico problema che i politici devono risolvere, mentre si arricchiscono truffando, è quello di fare in modo che i cittadini non si accorgano di nulla, né del loro illecito guadagno né del fatto che i furti e le indebite appropriazioni distruggano le strutture e l’economia stessa dello Stato!

 

Ma andiamo a vedere a quali incredibili risultati ha portato l’applicazione dei meccanismi sopraccitati.

Da subito, fin  dal suo nascere cioè, la classe politica si è adoperata per derubare di quanto possibile  i cittadini, ma c’erano vincoli che limitavano questa loro possibilità e che riducevano enormemente le loro capacità di appropriazione, fu solo attorno agli anni 70 che essi cominciarono a mettere in moto un meccanismo di cui siamo tuttora vittime e che gli permise di realizzare una cosa da sempre inimmaginabile:

derubare i cittadini e lo Stato stesso, di molto, pensate, addirittura di molto di più di ciò che possedevano.

Si concretizzava un disegno che andava addirittura al di là del sogno del più incallito ed incarognito dei ladri:

rubare al malcapitato molto di più di ciò che possedeva!!!

Come sono riusciti i politici a realizzare concretamente questo sogno che sembrò follia anche ai 40 ladroni della memorabile favola ?

Nel suo insieme la trovata non fu neanche tanto complessa, necessitò in primo luogo un allargamento del giro dei ladri ad un’altra istituzione: quella bancaria.

Non fu difficile integrare le Banche in questo proficuo disegno e ben presto, attorno alla fine degli anni 70, banche e politica divennero un’unica istituzione, mascherata solo nelle apparenze.

Il passo più importante  per realizzare la più colossale truffa di tutti i tempi era così compiuto.

Restava da fare un’unica cosa:

collegare tra loro tutti i sistemi bancari internazionali.

Perché?

Semplicissimo, per risolvere il problema dell’esazione del credito! 

“Che razza di problema è?”, direte voi, e avete ragione, la frase “risolvere il problema del credito” sembra priva di senso, un credito, voi direte, si risolve estinguendolo, non esiste altro modo per risolvere tale problema! Cari ingenui, onesti ragazzi, si sa che dovrebbe essere così, per lo meno per noi, poveri cittadini, si da invece il caso che per banche e politici la cosa possa essere diversa.

Seguitemi se volete capire cosa,  questa massa di delinquenti, è riuscita a concepire.

 

Dalla notte dei tempi il problema del credito era costituito dal fatto che qualcuno, sempre, a scadenze determinate, si preoccupava di esigere tale credito e lo voleva quindi estinto in tempi assolutamente ben determinati a suon di moneta contante.

I primi fac-simile delle carte di credito furono, si, inventate dai veneziani nel 1300, cosa che permetteva al mercante di viaggiare sicuro con un semplice pezzo di carta addosso che fosse riscuotibile solo da una certa persona, ma è anche vero che colui che lo accettava in pagamento restava in attesa dell’arrivo successivo (in tempi il più brevi possibile) di una carrozza blindata e scortata da armati che entro un periodo preciso gli avesse consegnato la cifra (che aveva solo vista scritta su un pezzo di carta privo di qualsiasi valore intrinseco) in sonanti scudi o fiorini d’oro zecchino!

Se l’oro non arrivava nei tempi dovuti, potevano anche saltare delle teste e si poteva tranquillamente arrivare pure a vere e proprie dichiarazioni di guerra tra Stati.

Vi sembrerà impossibile ma le banche sono riuscite a risolvere questo problema all’apparenza insolubile: fare in modo che il credito cessasse di essere riscosso!

Non confondetevi, non i crediti che le banche avevano con noi cittadini, ci mancherebbe, il credito di cui eliminare la riscossione era quello tra banca e banca!!   

Questa era la meta da raggiungere per estendere infinitamente i guadagni, cioè i furti della classe bancario-politica:

l’eliminazione della riscossione del credito tra banca e banca.

Una volta collegati tutti gli istituti bancari del mondo tra loro, si fu in grado di realizzare questo infame meccanismo: bastò fare in modo che ogni banca non esigesse dall’altra la successiva riscossione del credito in contanti ma mantenesse le cifre espresse in semplici numeri praticamente all’infinito!!

Qual’era lo scopo di tutto questo? Tutto ciò può sembrare inutile ad un onesto cittadino, ma non certo ad un bancario, per giunta politicizzato!

Istaurato questo sistema le banche erano adesso in grado di prestare qualsiasi cifra, prestare cioè, in quantità, del denaro che non possedevano visto che nessuno chiedeva loro l’estinzione in contanti del prestito che veniva fatto.

Se ancora non avete capito dove stanno gli enormi guadagni che questo sistema permette, significa che siete inguaribilmente onesti e che dovete guardarvi dall’avviarvi alla carriera politica o bancaria:

le banche erano adesso in grado di riscuotere colossali interessi su cifre che non esistevano, praticamente erano in grado di prestare qualsiasi cifra a chiunque senza possederla e incassare regolarmente gli interessi dovuti. Dagli anni 70-80 le banche si sono trasformate, da distributrici di denaro, in distributrici di quantità infinite di numeri in quanto la circolazione del denaro riguardava solo gli interessi che dovevano regolarmente essere pagati in denaro sonante.  

Il sistema globalizzato delle banche aveva trasformato in realtà il sogno antico ed irrealizzabile dei primi banchieri veneziani: riscuotere interessi su enormi quantità di denaro non prestato e quindi mai posseduto.

 

Ma se le banche, una volta accordatesi a trasmettersi solo numeri  al posto del denaro, limitandosi a mettere davanti alle cifre un meno o  un più, a seconda che si trattasse di un pagamento o di un incasso virtuale, e se anche tra i privati gli smistamenti di grandi cifre avvenivano a mezzo trasferimento di numeri (assegni soprattutto), vero è però che il contante continuava a circolare perché i cittadini ne necessitavano per  le quotidiane operazioni di compravendita.

Fu qui che si intervenne con un’altra trovata geniale: una carta di credito personale che eliminasse in gran parte la circolazione e quindi la richiesta di contante da parte dei cittadini!!

Anche gran parte delle cifre modeste circolanti cominciarono così a trasformarsi in transito virtuale di semplici numeri.

Ma l’ingordigia che può produrre la possibilità di guadagnare  su denaro che non si possiede è inimmaginabile e in poco tempo dilatò in modo assurdo in tutto il mondo occidentale e le banche non riuscirono a trattenersi dal realizzare il massimo dei guadagni: sovvenzionare il debito pubblico degli stessi Stati!!

E non si accontentarono, le banche, di sovvenzionare lo Stato in cui risiedevano, andarono a cercarne altri Stati “bisognosi” e poi altri ancora, senza curarsi di controllare se potevano dare garanzie di restituzione di quanto prestato, “tanto” si dicevano le banche “non prestiamo loro un bel nulla, sono solo loro che danno vero denaro contante a noi!”

A tutto questo corrispondeva nel frattempo l’azione dei politici che (sicuri di non essere denunciati da nessuno in quanto opposizione e coalizione governante erano perfettamente consociati e non facevano che approfittare a turno del periodo in cui formavano il governo) cominciarono ad infilare nelle loro tasche gli introiti dello Stato senza alcuna preoccupazione di generare carenza di denaro per il sostegno economico della comunità perché prontamente intervenivano le banche che prestavano alle casse erariali il denaro necessario a tirare avanti la baracca senza bisogno di alcuna garanzia.

Più lo Stato richiedeva prestiti e più le banche erano felici perché erano in grado di far fronte a qualsiasi cifra dato che non era contante che si trattava di elargire, ma semplicemente dei numeri, inseriti in un circuito che li lasciava tali senza che alcuno reclamasse la loro trasformazione in moneta sonante.

Questo inesauribile afflusso di capitali in fondo non esistenti, se non nell’apparenza, ha generato nel tempo un naturale aumento del ladrocinio politico e nuovi progressivi indebitamenti sempre più consistenti dello Stato: come si fa a rinunciare ad appropriarsi di denaro pubblico quando sai che le banche non aspettano altro che sostituirlo con i loro prestiti e che più denaro chiedi loro più son felici, visto che le riserve del nulla di cui dispongono e che ti “concedono” sono infinite?

Così il mondo finanziario occidentale si è riempito di numeri a cui non corrisponde assolutamente nulla dato che le banche hanno prestato non ciò che il loro statuto prevede (pena il fallimento), cioè un massimo del 20% del loro capitale, bensì dei corrispettivi mostruosamente superiori ai loro capitali stessi.

Basti un paragone per tutti: l’Unicredit, forse campionessa assoluta in questo campo, è giunta ad indebitarsi addirittura di 25 volte il suo capitale!

In poche parole, dando un valore ipotetico di 50 miliardi di euro al capitale globale dell’Unicredit, significa che essa ha messo in circolazione 1.250 miliardi di euro che invece non esistono. Di questa cifra esiste solo il numero diviso in altri numeri, stampati magari anche sul vostro conto corrente, ma che non corrispondono ad un bel nulla.

Dal fatto che questo meccanismo è stato contemporaneamente applicato da tutte le banche, comprese quelle statunitensi, deriva che la quasi totalità dei numeri stampati nei computers delle banche del mondo, cioè quelli relativi a buoni del tesoro, azioni, conti correnti, depositi bancari,  etc., non possiedono nessun corrispettivo materiale in denaro né mai potranno possederlo:

tutti i numeri che rappresentano denaro nel mondo non sono oramai altro che quello: NUMERI.

Numeri che sono serviti semplicemente a produrre gli interessi (tradotti in denaro vero) che banca e politica si sono messi in tasca alla faccia nostra.    

Il particolare oltremodo più  tragico però, è che i maggiori creditori delle banche sono gli Stati “democratici” che hanno accumulato, nei confronti di esse banche, debiti allucinanti assolutamente impossibili da estinguere e che non sarebbero così tragici se non li caratterizzasse una cosa basilare:

siccome lo Stato è un’entità nominale fittizia, siamo noi cittadini i veri debitori delle banche!

Siamo noi cittadini che adesso dobbiamo restituire alle banche le cifre assurde che i politici hanno accatastato sulle spalle delle “democrazie”, denominati “debito pubblico”:

 il debito pubblico infatti, purtroppo non è dello Stato, in quanto l’entità “Stato” non esiste, tale debito va diviso in parti eguali tra tutti i cittadini, cioè tra tutti noi.

Non so se avete afferrato l’entità del disastro che coinvolge ciascuno di noi:

non solo i numeri che possediamo in banca come risparmi, BOT od azioni, non corrispondono a nulla, ma siamo anche debitori personalmente alle stesse banche che ci hanno annullato i risparmi,  di cifre assurde determinate dalla suddivisione “ad personam” del debito pubblico!  

 

Mai, in nessun tempo, in nessun luogo ed in nessuna società si è mai concretizzata una truffa che possa avere anche il più piccolo paragone con quella che la democrazia ha portato a termine nei confronti dei cittadini che avrebbe dovuto invece tutelare.

 

Alberto Cottignoli  

DEMOCRAZIA: L’ASSOCIAZIONE A DELINQUERE PIU’ COLOSSALE DI TUTTI TEMPI.

(PARTE PRIMA)

La concezione dell’attività politica come mestiere ha decretato il fallimento della democrazia stessa fin dalla sua nascita: nell’Atene di storica memoria era infatti basilare il fatto che dall’esercizio dell’attività politica non si dovesse trarre alcun utile. I cittadini ateniesi erano ben coscienti che trasformare in mestiere l’attività politica era rinnegare e minare alla base l’istituzione stessa. Un mestiere lo si esercita per svilupparne al massimo le possibilità di rendita e applicare questo criterio al mestiere “politico”, cioè ad un mestiere che controlla la gestione dello Stato e della cosa pubblica, è una follia che non può che degenerare in comportamenti abnormi che mirano all’arricchimento del politico stesso e che, consequenzialmente, determinano il fallimento economico dello Stato che “democraticamente” essi gestiscono.

Questo considerare “mestiere” l’attività politica ha fatto si che una sterminata massa di individui si affacciasse a tale attività, dato che non necessita, per esercitarla, alcuna specifica capacità, diploma, laurea o quant’altro possa almeno garantire una qualche potenzialità che renda idonei al compito di reggere il governo di un paese. Ben presto, essendo, coloro che si avviavano a tale attività, privi  di ogni capacità,  “riuscire” in politica non fu che il risultato del possesso individuale di altre “doti” alternative, quali la furbizia, il sotterfugio, la collusione, la falsità, l’attitudine all’inganno ed alla mistificazione, etc., etc., fino ad arrivare addirittura all’assassinio.   

 

Per chi avesse dei dubbi, l’incapacità relativa a qualsiasi attività professionale di chi si occupa di politica è poi sancita inequivocabilmente dal fatto che ESSI STESSI (i politici), in periodo di crisi economica, ripiegano su un governo di tecnici, autoriconoscendosi quindi come non idonei nemmeno all’attività governativa.

Si da il caso infatti, che non esista la capacità governativa indipendente da altre capacità:

esiste solamente la capacità di un individuo in un determinato campo, la quale poi, attraverso l’acquisizione di una carica all’interno di un governo, viene allora esercitata, dall’individuo medesimo, nello specifico campo dell’attività governativa in cui viene collocato.

Dichiararsi “bravo politico” e non aver mai dimostrato alcuna capacità professionale in alcun campo è come dichiararsi “buono a nulla” e questo infatti, tutti i politici hanno sempre dimostrato di essere in questi 50 anni successivi all’ultima guerra mondiale:  dei perfetti buoni a nulla, se non dei perfetti delinquenti, ma la “delinquenzialità” purtroppo non  rientra nelle caratteristiche di professionalità atte a identificare un buon governante.

Questa massa di personaggi poi, una volta raggiunti i vertici del potere non si è sognata minimamente di abbandonarli e, assieme alla sconfinata distesa dei loro accoliti, hanno creato, fingendo di dividersi in parte governante e opposizione, ma restando in realtà un unico blocco compatto finalizzato esclusivamente all’arricchimento personale ad oltranza ( mascherato da finti dissidi e contrasti che arrivano fino alla denuncia e alla persecuzione politica dell’avversario che però si risolve sempre nel nulla), una dittatura assoluta e totale, esercitata non solo attraverso il potere specifico loro accordato dallo Stato, ma soprattutto attraverso i media di cui si sono impossessati totalmente ed in cui hanno collocato dei mostri con loro oscenamente consociati (i giornalisti), mostri che (ignorando ogni articolo del loro codice deontologico) nemmeno riescono più ad immaginare che l’informazione, lungi da fungere da sostegno ad un partito o ideologia, dovrebbe essere esercitata nella più assoluta neutralità.

Stampa e televisioni non sono adesso che orride, animalesche istituzioni, impegnate politicamente in un’unica, colossale finzione: quella di simulare aggressioni ad una delle due parti, per far credere al lettore ignaro che effettivamente sussistano due blocchi politici in opposizione che tutelano gli interessi dei cittadini.

Guai se chi è governato si accorgesse che coloro che dovrebbero rappresentarli si sono consociati in un’unica globale massa di delinquenti il cui scopo da realizzare è quello del proprio arricchimento e che se ne frega completamente del fatto che tutto ciò possa portare alla totale distruzione economica del paese. 

E così ogni giorno non facciamo che leggere articoli che fingono di attaccare l’avversario politico ma che in realtà non hanno altro scopo che quello di tutelare e sancire la totale prevaricazione del cittadino da parte di un sistema politico che è invece assolutamente compatto nel perseguimento del suo unico scopo, cioè quello di spolpare economicamente gli elettori.

Il disastro a questo punto è già incommensurabile, ma abbiamo appena cominciato, c’è ben altro.

La democrazia rappresentativa ha infatti una tremenda, totalmente distruttiva caratteristica: essa pone dei “politici” a governare e decidere su cose di cui i succitatiche politici non hanno alcuna proprietà! Tutto quanto riguarda lo Stato è in fatti proprietà dei cittadini, ma possedendo, tali cittadini, ognuno una minima parte di ciò che è del loro Paese, possono esercitare il loro diritto di proprietà solo in maniera globale, cioè solo attraverso le entità politiche preposte, cioè attraverso gli stessi delinquenti che li governano:

la classe politica quindi, pur non essendo proprietaria dello Stato, esercita il diritto di proprietà sui beni statali, al posto dei cittadini, come se lo fosse.

Tali cittadini si sono poi talmente assuefatti a pensare che le proprietà statali non siano le loro, ma unicamente di detto Stato, che accettano senza contestazioni che i politici mettano in vendita palazzi, terreni e quant’altro che sono invece di esclusiva proprietà dei cittadini e la cui dilapidazione non fa che impoverirli ulteriormente. 

Per 10.000 anni migliaia di società si sono succedute nel mondo e sempre la proprietà generale delle cose era attribuita ad un sovrano, una persona cioè, che avrebbe subito solo danni da una sua personale mala gestione del governo: era assurdo infatti che egli, come monarca,  si impossessasse delle casse dello Stato, perché quel denaro era già suo, era assurdo che promulgasse leggi che potessero danneggiare le colture agricole o le città, perché queste erano sue, ma soprattutto era assurdo che riducesse in povertà il suo popolo (se non in casi particolari causati da situazioni estreme ma eccezionali che potevano essere anche determinate dalla pazzia del sovrano o dalle invenzioni della classe meno abbiente che mirava ad arricchirsi) perché era proprio il popolo la fonte delle sue ricchezze, quel popolo cioè che permetteva il  mantenimento delle sue proprietà e dei suoi introiti.

Insomma, in poche parole, nella gestione monarchica storicizzata, solo un cretino poteva distruggere ciò di cui era proprietario e che rappresentava la fonte del suo potere e della sua ricchezza.

Con la “democrazia” tutto ciò è venuto a decadere, la proprietà delle cose è stata attribuita ad un’entità disumanizzata, cioè ad un fantomatico “Stato democratico” e quindi solo genericamente attribuita ai cittadini, e chi governa, cioè i politici, non sono proprietari nemmeno di uno spillo di ciò che al loro “governo”soggiace:

cosa gli impedisce quindi, di impossessarsi delle cose che dovrebbero tutelare o di danneggiarle o distruggerle, visto che la quasi totalità di essi, assolutamente incapace nella vita pratica, si è avviata al mestiere di politico col solo scopo di arricchirsi e visto che non svolgono alcuna altra attività che gli permetta di arricchirsi in diversa maniera?

 

Ma un altro problema immediatamente si innesta parallelamente a questo:

cosa interessa alla cricca dei politici se l’azienda Stato fallisce, purchè tale fallimento possa rendere loro un bel mucchio di quattrini?

Assolutamente nulla, visto che trattano cose di altri.

Il Paese che governano può trasformarsi in un’enorme discarica di straccioni, che a loro non può fregar di meno: il giorno dopo essi potranno andarsene a vivere, carichi del denaro di cui ci hanno derubato, in qualche isola del sud o in qualche altro ospitale paese.

Non hanno fatto forse così i politicanti russi che hanno distrutto l’Unione Sovietica ed i suoi Paesi Satelliti nel secolo scorso?  Basta dare un’occhiata poco lontano, si sono oramai comprati quasi tutta Rimini e addirittura uno Stato, San Marino!  

 

L’unico problema che i politici devono risolvere, mentre si arricchiscono truffando, è quello di fare in modo che i cittadini non si accorgano di nulla, né del loro illecito guadagno né del fatto che i furti e le indebite appropriazioni distruggano le strutture e l’economia stessa dello Stato!

 

Ma andiamo a vedere a quali incredibili risultati ha portato l’applicazione dei meccanismi sopraccitati.

Da subito, fin  dal suo nascere cioè, la classe politica si è adoperata per derubare di quanto possibile  i cittadini, ma c’erano vincoli che limitavano questa loro possibilità e che riducevano enormemente le loro capacità di appropriazione, fu solo attorno agli anni 70 che essi cominciarono a mettere in moto un meccanismo di cui siamo tuttora vittime e che gli permise di realizzare una cosa da sempre inimmaginabile:

derubare i cittadini e lo Stato stesso, di molto, pensate, addirittura di molto di più di ciò che possedevano.

Si concretizzava un disegno che andava addirittura al di là del sogno del più incallito ed incarognito dei ladri:

rubare al malcapitato molto di più di ciò che possedeva!!!

Come sono riusciti i politici a realizzare concretamente questo sogno che sembrò follia anche ai 40 ladroni della memorabile favola ?

Nel suo insieme la trovata non fu neanche tanto complessa, necessitò in primo luogo un allargamento del giro dei ladri ad un’altra istituzione: quella bancaria.

Non fu difficile integrare le Banche in questo proficuo disegno e ben presto, attorno alla fine degli anni 70, banche e politica divennero un’unica istituzione, mascherata solo nelle apparenze.

Il passo più importante  per realizzare la più colossale truffa di tutti i tempi era così compiuto.

Restava da fare un’unica cosa:

collegare tra loro tutti i sistemi bancari internazionali.

Perché?

Semplicissimo, per risolvere il problema dell’esazione del credito! 

“Che razza di problema è?”, direte voi, e avete ragione, la frase “risolvere il problema del credito” sembra priva di senso, un credito, voi direte, si risolve estinguendolo, non esiste altro modo per risolvere tale problema! Cari ingenui, onesti ragazzi, si sa che dovrebbe essere così, per lo meno per noi, poveri cittadini, si da invece il caso che per banche e politici la cosa possa essere diversa.

Seguitemi se volete capire cosa,  questa massa di delinquenti, è riuscita a concepire.

 

Dalla notte dei tempi il problema del credito era costituito dal fatto che qualcuno, sempre, a scadenze determinate, si preoccupava di esigere tale credito e lo voleva quindi estinto in tempi assolutamente ben determinati a suon di moneta contante.

I primi fac-simile delle carte di credito furono, si, inventate dai veneziani nel 1300, cosa che permetteva al mercante di viaggiare sicuro con un semplice pezzo di carta addosso che fosse riscuotibile solo da una certa persona, ma è anche vero che colui che lo accettava in pagamento restava in attesa dell’arrivo successivo (in tempi il più brevi possibile) di una carrozza blindata e scortata da armati che entro un periodo preciso gli avesse consegnato la cifra (che aveva solo vista scritta su un pezzo di carta privo di qualsiasi valore intrinseco) in sonanti scudi o fiorini d’oro zecchino!

Se l’oro non arrivava nei tempi dovuti, potevano anche saltare delle teste e si poteva tranquillamente arrivare pure a vere e proprie dichiarazioni di guerra tra Stati.

Vi sembrerà impossibile ma le banche sono riuscite a risolvere questo problema all’apparenza insolubile: fare in modo che il credito cessasse di essere riscosso!

Non confondetevi, non i crediti che le banche avevano con noi cittadini, ci mancherebbe, il credito di cui eliminare la riscossione era quello tra banca e banca!!   

Questa era la meta da raggiungere per estendere infinitamente i guadagni, cioè i furti della classe bancario-politica:

l’eliminazione della riscossione del credito tra banca e banca.

Una volta collegati tutti gli istituti bancari del mondo tra loro, si fu in grado di realizzare questo infame meccanismo: bastò fare in modo che ogni banca non esigesse dall’altra la successiva riscossione del credito in contanti ma mantenesse le cifre espresse in semplici numeri praticamente all’infinito!!

Qual’era lo scopo di tutto questo? Tutto ciò può sembrare inutile ad un onesto cittadino, ma non certo ad un bancario, per giunta politicizzato!

Istaurato questo sistema le banche erano adesso in grado di prestare qualsiasi cifra, prestare cioè, in quantità, del denaro che non possedevano visto che nessuno chiedeva loro l’estinzione in contanti del prestito che veniva fatto.

Se ancora non avete capito dove stanno gli enormi guadagni che questo sistema permette, significa che siete inguaribilmente onesti e che dovete guardarvi dall’avviarvi alla carriera politica o bancaria:

le banche erano adesso in grado di riscuotere colossali interessi su cifre che non esistevano, praticamente erano in grado di prestare qualsiasi cifra a chiunque senza possederla e incassare regolarmente gli interessi dovuti. Dagli anni 70-80 le banche si sono trasformate, da distributrici di denaro, in distributrici di quantità infinite di numeri in quanto la circolazione del denaro riguardava solo gli interessi che dovevano regolarmente essere pagati in denaro sonante.  

Il sistema globalizzato delle banche aveva trasformato in realtà il sogno antico ed irrealizzabile dei primi banchieri veneziani: riscuotere interessi su enormi quantità di denaro non prestato e quindi mai posseduto.

 

Ma se le banche, una volta accordatesi a trasmettersi solo numeri  al posto del denaro, limitandosi a mettere davanti alle cifre un meno o  un più, a seconda che si trattasse di un pagamento o di un incasso virtuale, e se anche tra i privati gli smistamenti di grandi cifre avvenivano a mezzo trasferimento di numeri (assegni soprattutto), vero è però che il contante continuava a circolare perché i cittadini ne necessitavano per  le quotidiane operazioni di compravendita.

Fu qui che si intervenne con un’altra trovata geniale: una carta di credito personale che eliminasse in gran parte la circolazione e quindi la richiesta di contante da parte dei cittadini!!

Anche gran parte delle cifre modeste circolanti cominciarono così a trasformarsi in transito virtuale di semplici numeri.

Ma l’ingordigia che può produrre la possibilità di guadagnare  su denaro che non si possiede è inimmaginabile e in poco tempo dilatò in modo assurdo in tutto il mondo occidentale e le banche non riuscirono a trattenersi dal realizzare il massimo dei guadagni: sovvenzionare il debito pubblico degli stessi Stati!!

E non si accontentarono, le banche, di sovvenzionare lo Stato in cui risiedevano, andarono a cercarne altri Stati “bisognosi” e poi altri ancora, senza curarsi di controllare se potevano dare garanzie di restituzione di quanto prestato, “tanto” si dicevano le banche “non prestiamo loro un bel nulla, sono solo loro che danno vero denaro contante a noi!”

A tutto questo corrispondeva nel frattempo l’azione dei politici che (sicuri di non essere denunciati da nessuno in quanto opposizione e coalizione governante erano perfettamente consociati e non facevano che approfittare a turno del periodo in cui formavano il governo) cominciarono ad infilare nelle loro tasche gli introiti dello Stato senza alcuna preoccupazione di generare carenza di denaro per il sostegno economico della comunità perché prontamente intervenivano le banche che prestavano alle casse erariali il denaro necessario a tirare avanti la baracca senza bisogno di alcuna garanzia.

Più lo Stato richiedeva prestiti e più le banche erano felici perché erano in grado di far fronte a qualsiasi cifra dato che non era contante che si trattava di elargire, ma semplicemente dei numeri, inseriti in un circuito che li lasciava tali senza che alcuno reclamasse la loro trasformazione in moneta sonante.

Questo inesauribile afflusso di capitali in fondo non esistenti, se non nell’apparenza, ha generato nel tempo un naturale aumento del ladrocinio politico e nuovi progressivi indebitamenti sempre più consistenti dello Stato: come si fa a rinunciare ad appropriarsi di denaro pubblico quando sai che le banche non aspettano altro che sostituirlo con i loro prestiti e che più denaro chiedi loro più son felici, visto che le riserve del nulla di cui dispongono e che ti “concedono” sono infinite?

Così il mondo finanziario occidentale si è riempito di numeri a cui non corrisponde assolutamente nulla dato che le banche hanno prestato non ciò che il loro statuto prevede (pena il fallimento), cioè un massimo del 20% del loro capitale, bensì dei corrispettivi mostruosamente superiori ai loro capitali stessi.

Basti un paragone per tutti: l’Unicredit, forse campionessa assoluta in questo campo, è giunta ad indebitarsi addirittura di 25 volte il suo capitale!

In poche parole, dando un valore ipotetico di 50 miliardi di euro al capitale globale dell’Unicredit, significa che essa ha messo in circolazione 1.250 miliardi di euro che invece non esistono. Di questa cifra esiste solo il numero diviso in altri numeri, stampati magari anche sul vostro conto corrente, ma che non corrispondono ad un bel nulla.

Dal fatto che questo meccanismo è stato contemporaneamente applicato da tutte le banche, comprese quelle statunitensi, deriva che la quasi totalità dei numeri stampati nei computers delle banche del mondo, cioè quelli relativi a buoni del tesoro, azioni, conti correnti, depositi bancari,  etc., non possiedono nessun corrispettivo materiale in denaro né mai potranno possederlo:

tutti i numeri che rappresentano denaro nel mondo non sono oramai altro che quello: NUMERI.

Numeri che sono serviti semplicemente a produrre gli interessi (tradotti in denaro vero) che banca e politica si sono messi in tasca alla faccia nostra.    

Il particolare oltremodo più  tragico però, è che i maggiori creditori delle banche sono gli Stati “democratici” che hanno accumulato, nei confronti di esse banche, debiti allucinanti assolutamente impossibili da estinguere e che non sarebbero così tragici se non li caratterizzasse una cosa basilare:

siccome lo Stato è un’entità nominale fittizia, siamo noi cittadini i veri debitori delle banche!

Siamo noi cittadini che adesso dobbiamo restituire alle banche le cifre assurde che i politici hanno accatastato sulle spalle delle “democrazie”, denominati “debito pubblico”:

 il debito pubblico infatti, purtroppo non è dello Stato, in quanto l’entità “Stato” non esiste, tale debito va diviso in parti eguali tra tutti i cittadini, cioè tra tutti noi.

Non so se avete afferrato l’entità del disastro che coinvolge ciascuno di noi:

non solo i numeri che possediamo in banca come risparmi, BOT od azioni, non corrispondono a nulla, ma siamo anche debitori personalmente alle stesse banche che ci hanno annullato i risparmi,  di cifre assurde determinate dalla suddivisione “ad personam” del debito pubblico!  

 

Mai, in nessun tempo, in nessun luogo ed in nessuna società si è mai concretizzata una truffa che possa avere anche il più piccolo paragone con quella che la democrazia ha portato a termine nei confronti dei cittadini che avrebbe dovuto invece tutelare.

 

Alberto Cottignoli  

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Published by alberto cottignoli
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silvio 04/10/2013 21:51

Un po' lungo, ma vale la pena leggerlo e anche farci una sintesi......

Alberto Cottignoli

  • Alberto Cottignoli
  • Laureato in Filosofia (1978) e in Storia e Conservazione delle Opere d'Arte (2013) all' Università di Bologna.- Esperto di pittura vascolare attica - Esperto di numismatica. Pittore famoso in Oriente:3 personali nei musei di Taipei (Taiwan) 2 al Khia Nan Museum, 1 al Museo Nazionale di Storia
  • Laureato in Filosofia (1978) e in Storia e Conservazione delle Opere d'Arte (2013) all' Università di Bologna.- Esperto di pittura vascolare attica - Esperto di numismatica. Pittore famoso in Oriente:3 personali nei musei di Taipei (Taiwan) 2 al Khia Nan Museum, 1 al Museo Nazionale di Storia

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