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10 febbraio 2015 2 10 /02 /febbraio /2015 11:49

 

Anzitutto ci tengo a chiarire per quale motivo il Pallottino concepì l'idea demenziale di sostenere che gli etruschi fossero un'"evoluzione" della civiltà Villanoviana.

Egli si laurea nel 1931 ed incredibilmente, meno di due anni dopo la laurea (1933) gli viene data la carica di Ispettore per la Soprintendenza alle Antichità di Roma e addirittura la direzione del museo di Villa Giulia (?!?!). Fonda poi un settore etrusco italico presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche e partecipa alla creazione dell'Istituto Nazionale di Studi Etruschi ed Italici e del suo periodico "Studi Etruschi". Pubblica poi il suo testo "Etruscologia" nel 1942.

Bene, quando il Pallottino si laurea il fascismo era salito al potere già da 9 anni (nel 1922 marcia su Roma) risulta evidente che questa marea di incarichi a un neolaureato sono da attribuirsi unicamente a indirizzi di partito, Mussolini infatti mai avrebbe permesso di ricoprire tali cariche proprio a Roma a qualcuno che non fosse un fedelissimo del fascio. Non solo, il testo "Etruscologia" viene pubblicato, guarda caso, proprio nel momento di massimo splendore dell'epopea fascista (subito dopo l'entrata in guerra che colloca l'Italia tra le massime potenze mondiali). 

 

Il baffetto di Berlino proprio in questo periodo è impegnatissimo a consacrare, attraverso studi accademici che si basano su dati falsati, l'esistenza della razza ariana e Mussolini, notoriamente emulo del dittatore tedesco pensa bene di completare il suo programma di Autarchia (Autarchia = eliminazione di tutte le importazioni e utilizzo delle sole risorse nazionali) con una trovata geniale: far diventare anche gli Etruschi un "prodotto nazionale" ed eliminare 2.500 anni di storia che da sempre li dichiara invece provenienti dalla Lidia.

Gli Etruschi non devono essere più un popolo "importato" ma essere una manifestazione, quindi una risorsa totalmente nazionale.

Trasforma quindi il Pallottino nella massima eminenza etruscologica d'Italia attribuendogli illecitamente la massa di nomine istituzionali sopraccitate ( senza intervento del partito non sarebbe stato possibile concentrare tali cariche su un neolaureato totalmente privo di esperienza) e quindi lo incarica di portare avanti una demenziale nazionalizzazione del popolo etrusco.

Il ridicolo è che tutto questo fu un prodotto dell'era fascista, e ci si chiede quindi come mai i moderni gestori della cultura e quindi dell'archeologia, tutti esclusivamente di stampo social-comunista, proseguano ad idolatrare le colossali sciocchezze che Mussolini fece dire al Pallottino.

Ma passiamo all'analisi. 

 

Che sia potuto succedere che un personaggio mortalmente stupido abbia potuto rovesciare tutte le logiche dell’etruscologia, si può anche credere e sopportare, ma che dopo di lui tutti gli archeologi, invece di rendersi conto delle bestialità da quello sostenute, abbiano continuato ad osannarlo  e a seguirne le orme senza rendersi conto almeno del fatto che ritenere gli Etruschi un’evoluzione dei Villanoviani e negarne le origini Lidie (o quantomeno egee) era un’animalata  colossale assolutamente insostenibile, stento veramente a crederlo.

Che un personaggio contemporaneo, si sia arrogato il diritto di contraddire Erodoto, universalmente riconosciuto come “Padre della Storia” e CONTEMPORANEO DEGLI ETRUSCHI (e, come vedremo, altri 30 autori greci e latini) che categoricamente afferma essere questi ultimi dei Lidi (abitanti il regno di Lidia situato in Anatolia, odierna Turchia settentrionale) trasferitisi in Toscana, semplicemente perché titolare (addirittura 3.000 anni dopo i fatti) di una squallida cattedra romana di archeologia, è assolutamente ridicolo.

Ma il ridicolo è che SOLO UNO STORICO PARLA DI ORIGINE AUTOCTONA DEGLI ETRUSCHI E CIOE' DIONISIO DI ALICARNASSO, CHE VIVE NEL I sec. a.C., CIOE' BEN 400 ANNI DOPO ERODOTO, mentre la tesi della migrazione è ACCETTATA, CONDIVISA E CONFERMATA DA BEN 30 AUTORI (oltre ad Erodoto) greci e latini, precisamente:

Ellanico di Mitilene

Timeo di Taormina

Anticle di Atene

Scimno di Chio

Scoliaste di Platone

Diodoro Siculo

Licofrone

Strabone

Plutarco

Appiano

Catullo

Virgilio

Orazio

Ovidio

Silio Italico

Stazio

Cicerone

Pompeo Trogo

Velleio Paterculo

Valerio Massimo

Plinio il Vecchio

Seneca

Servio Solino

Tito Livio

Tacito

Festo

Rutilio Namaziano

Giovanni Lidio

C. Pedone Albinovano

Ci tengo a sottolineare l'immensa grandezza storica di gran parte di questi autori, personaggi di fronte ai quali il Pallottino (di per sè diminutivo anche nel cognome) è molto, ma molto meno che una pulce assolutamente insignificante.

Che molti di questi autori facciano riferimento a quelli precedenti è naturale, ma la concomitanza di convinzioni in ben 30 autori (e di questa grandezza) è di per sè in ogni caso mortalmente comprovante la verità dei fatti riportati.

Si aggiunga che molti di questi autori CITANO PARTICOLARI CHE NON RITROVIAMO NEGLI SCRITTI DI ERODOTO.

Che gli archeologi successivi al Pallottino poi, essendo dipendenti  statali, se ne siano fregati di portare avanti qualsiasi forma di studio a riguardo (in questo caso comparativo) e abbiano pensato solo a restarsene seduti  in attesa dello stipendio, è più che normale, ma che almeno uno, dico almeno uno di loro, nel corso degli ultimi 70 anni, non abbia preso in considerazione quanto da me riportato sopra e non si sia accorto che le argomentazioni  su cui il Pallottino costruì la sua carriera accademica sono un cumulo di stupidaggini, è veramente inconcepibile.

Basilare è poi il fatto che il Pallottino si preoccupa solo di distruggere tutte le fonti e le argomentazioni che confermano l'origine egea degli etruschi senza apportare non dico prova, ma almeno giustificazione concreta all sua demenziale ipotesi di autoctonia, il suo "ragionamento" è solo ed esclusivamente questo:

gli etruschi non sono egei quindi sono i villanoviani!

 

E non mi si dica poi che sono violento, da 30 anni sono costretto a sopportare le stupidaggini del Pallottino, quindi, come una persona che abbia scontato 30 anni di galera essendo innocente,  ha il diritto di inveire in tutti i modi possibili contro il magistrato che lo ha condannato, così io mi arrogo il diritto di comportarmi nello stesso modo con chi per 30 anni mi ha costretto in questa situazione ridicola.

 

Ma partiamo dall’inizio.

 

Per avvalorare la sua tesi di origine autoctona degli etruschi, il Pallottino dichiara che essi erano semplicemente dei “villanoviani-evoluti”; bene, andiamo allora ad esaminare le tre fasi storiche in cui si divide l’”epopea” villanoviana considerandone, per non fare confusione, solo le caratteristiche atte a determinare i collegamenti di questo popolo con gli etruschi.

1)         La prima fase (antica) va dal 900 all’ 820 a.C. e,  in un primo tempo, è caratterizzata dall’assenza totale di differenziazioni sociali e dallo stabilirsi di questo popolo  su altipiani quasi inaccessibili, poi su ampi pianori meno scoscesi,  e dal fatto che  UTILIZZANO SOLAMENTE LA CREMAZIONE , vedi  G. Bartolani “Enciclopedia dell’Arte Antica” 1997, Treccani:      

 “...in genere questi agglomerati insediativi preferivano ambienti collinari.... DISTANTI DAL MARE, DALLE LAGUNE COSTIERE E DAI FIUMI, ALMENO 4-5 CHILOMETRI”

 

2)         La seconda fase (“di passaggio”) va dall’ 820 all’770 a.C. ed è caratterizzata da insediamenti identici ai precedenti, CIOE’ SITUATI AD ALMENO 4-5 CHILOMETRI DA MARI, FIUMI, LAGUNE  e, dice il Bartolani, “E’ ATTESTATO IL RITO INUMATORIO (sottolineo che ATTESTATO significa che nelle necropoli la quasi totalità delle sepolture è  ad incinerazione e si ritrova solo, mescolata, qualche sporadica sepoltura ad inumazione). Tutto quindi, si ripresenta quasi identico alla prima fase e non si capisce bene perché venga fatta una distinzione tra le due.

 

3)         La terza fase (“recente”), va dal 770 al 730 a.C. e in questo periodo si stabiliscono contatti con Pithecusa e Cuma, le prime colonie greche(euboiche- calcidiesi) in Italia e vengono introdotti da queste presso i villanoviani, la scrittura, i BANCHETTI,  l’ideologia funeraria eroica e il MODO DI VIVERE ARISTOCRATICO. E’ proprio a questo punto che il Bartolani, ciecamente seguendo lo sconsiderato indirizzo pallottiniano, non li definisce più villanoviani ma etruschi.

 

Bene, andiamo  adesso a vedere come basti un’attenta analisi delle ultime due fasi per rendersi conto dell’impossibilità di concepire la stirpe etrusca come proseguo evolutivo di quella villanoviana.

 

Per prima cosa puntualizziamo che la gente villanoviana sembra avere un sacro terrore dell’acqua in tutte le sue manifestazioni (vedi con che chiarezza il Bartolani precisa tutto questo nella descrizione della prima fase dell’epopea villanoviana:  insediamenti  lontani almeno 4-5 chilometri da mari, fiumi, lagune) e che la stessa archeologia conferma come questo popolo fosse esclusivamente legato alla terra e all’agricoltura e non fosse nemmeno in grado di scavare l’interno di un mezzo tronco per costruirsi una piroga per attraversare un fiume. Trattasi  quindi di un popolo con tensioni  esattamente agli antipodi di quelle marinare degli etruschi!!

Ma quello che colpisce è che essi villanoviani mantengono queste caratteristiche (terrore per il mare e insediamenti lontani appunto dall’acqua in genere) anche nella seconda fase, cioè fino al 770 a.C.,  anno medesimo della fondazione di Pithecusa !!!!!!

Si fa presente a questo punto che è storicamente riconosciuto che i greci si fermarono a Pithecusa e Cuma perché IMPEDITI NEL PROSEGUO COLONIALISTICO VERSO NORD DALLA POTENZA (ovviamente marittima) DEGLI ETRUSCHI!!!!

Ma quale potenza? Cosa impediva ai greci di dilatare sulle coste toscane quando gli insediamenti villanoviani praticamente le ignoravano? E cosa impediva a dei guerrafondai come i greci di massacrare quei poveri contadini (come poi fecero capillarmente in Sicilia con le popolazioni autoctone),  ignari di ogni tecnica militare e che possedevano, appunto nel 770 a. C., ancora solamente arcaiche  armi di bronzo? Ma una cosa esalta l’assoluta follia di una preteso blocco dell’avanzamento greco operato dai villanoviani: lo stesso Bartolani sottolinea infatti che le motivazioni dell’interesse greco per gli etruschi era generato fondamentalmente dai metalli che essi potevano fornire, estratti dalla colossale zona mineraria Elba-Argentario, ma quali minerali avrebbero estratto i villanoviani fino al 770 a.C.? nessuna traccia di tale sfruttamento rintracciamo nelle loro tombe! La loro zona era ricchissima di ferro eppure essi conoscevano ed utilizzavano solo il bronzo!!  Non solo, essi non erano presenti all’Elba, proprio perché, per raggiungerla, occorrevano delle imbarcazioni, oggetti che manco sapevano cos’erano: cosa impedì quindi ai greci, nel 770 a.C., di occupare quell’isola stracolma di ferro che garantiva ricchezze sconsiderate a chi se ne fosse impossessato? Sostenere che un popolo di contadini, ignari di tecniche militari e privi di imbarcazioni, arroccati sulle alture dell’entroterra a  4-5 Km. dal mare e armati di spade e lance di bronzo, abbia impedito ai greci, stirpe guerriera, forte di tecniche belliche ripetutamente collaudate e di una flotta che dominava il Mediterraneo, nonchè  già ben armati con spade e lance di ferro,  la conquista dell’Elba, E’ MOLTO, MOLTO PIU CHE RIDICOLO E CHIUNQUE SOSTENGA UNA TAL TESI E’ DA CONSIDERARSI PAZZO O MORTALMENTE STUPIDO!!

 

Il Pallottino dC infatti, si rese conto di questo problema e cercò di risolverlo, ma sapete  come? Ignorando ipocritamente  l’assoluta repulsione per le acque da parte dei villanoviani (dimostrata archeologicamente con certezza scientifica, sicuramente fino al 770 a.C.) ed ipotizzando la più colossale delle stupidaggini e cioè CHE I VILLANOVIANI AVESERO ANTICHISSIME CONOSCENZE MARINARE E CHE GIA’ SOLCASSERO IL MARE CON FLOTTE POTENTISSIME ASSIEME AI FENICI, CIOE’ 400 ANNI PRIMA DELL’ARRIVO DEI GRECI A PITHECUSA!!!

Praticamente Pallottino sostiene che nel 1150 a.C. i villanoviani fossero grandissimi marinai e che poi, 400 anni dopo, fossero invece improvvisamente rincretiniti e si fossero ritirati lontano da ogni tipo di acqua terrorizzati dalla medesima!!!

Guarda caso però, le tracce storiche e documentarie di tutto ciò si sarebbero perse!!

Si ringrazia il cielo che il Pallottino dC non abbia chiamato addirittura in causa gli extraterrestri!

A questo punto (ma di bufale demenziali del Pallottino dC  ne evidenzierò più avanti ancora molte)spero che si capisca il motivo per cui definisco “ deficiente”  questo “finto studioso” che approfittò delle sua cattedra per riempire di panzane i propri studenti e la nazione italiana tutta. Mettere i villanoviani in mare coi fenici non è poi più questione di sola stupidità ma si va ad estrapolare con violenza nella più becera e squallida  malafede!

Ci riporta poi, il Bartolani, un’altra colossale sciocchezza, e cioè che solo nella fase recente (770-730) a.C. i Villanoviani acquisiscono, appunto dai greci di Pithecusa e Cuma, la SCRITTURA, i BANCHETTI, l’ideologia funeraria eroica e il MODO DI VIVERE ARISTOCRATICO.

Ma quale scrittura ????????? LA LINGUA ETRUSCA NON E' GRECA MA CHIARAMENTE DERIVANTE DA LINGUE ANATOLICHE (vedi la stele di Lemnos e quanto riportato in questo stesso articolo al paragrafo dal titolo "La lingua").

Bene, ci  terrei poi a sottolineare che i “banchetti”, cioè il “simposio” etrusco non c’entra nulla con quello greco: ai simposi etruschi partecipavano anche le mogli, mentre in Grecia solo alle etere era permessa la partecipazione, in ogni caso è già storicamente appurato che il simposio etrusco presenta caratteristiche identiche a quello lidio e non può che derivare da quello.

Riguardo all’assunzione, da parte dei villanoviani, del MODO DI VIVERE ARISTOCRATICO, mi chiedo come si possano fare tali affermazioni insensate : l’aristocrazia nasce da una differenziazione sociale determinatasi all’interno di un popolo nel tempo (specificatamente in tempi molto lunghi), cioè prima si deve formare l’aristocrazia, poi si manifesterà il “modo di vivere aristocratico”. Lo stesso Bartolani prima ci dice che non ci sono distinzioni sociali all’interno della cultura villanoviana poi afferma che invece in tempi brevissimi si sarebbero prodotte differenziazioni sociali enormi, tali da costituire sia un ceto aristocratico, sia un “modo di vivere aristocratico”?

Ma un’altra cosa ci stupisce: come fu possibile,  questa “trasmissione culturale” da greci a villanoviani? C’erano forse degli “educatori” greci che si recavano in missione nei villaggi a predicare il nuovo verbo sociale? Tutto da ridere, in quanto lo stesso Bartolani fa presente una cosa di importanza colossale, e cioè che non risulta alcun ritrovamento di ceramica geometrica greca (tipica di quel periodo) sul territorio villanoviano: nessuna traccia archeologica e storica sussiste di un contatto tra villanoviani e greci.

 I contatti i greci li ebbero di sicuro in terra toscana, ed alla grande, MA DI CERTO QUESTI CONTATTI  NON AVVENNERO CON LE POPOLAZIONI VILLANOVIANE!

Si sottolinea come il Bartolani non parli poi di trasmissione da parte dei greci ai villanoviani di tecniche marinare, e sicuramente ciò non avvenne, semplicemente perché parlare loro di marineria sarebbe stato come parlare di filosofia ad un pinguino antartico.

Ma un’altra enorme sciocchezza risulta da questa ipotetica, demenziale trasmissione di cultura operata dai greci nel 770, e cioè che i villanoviani sarebbero stati , in quel periodo,  grandi navigatori così potenti da battere i greci  in battaglie navali (infatti li fermano a Pithecusa) ma sarebbero stati completamente privi di qualsiasi potenziale culturale. Altra assurdità completamente priva di logica: non si costruiscono imbarcazioni complesse senza avere alle spalle un grosso bagaglio culturale.   

 

Ma passiamo ai riti funerari.

 

Bartolani ben chiarisce che fino al 770 i villanoviani continuano tranquillamente ad incinerare i loro morti e compaiono solo pochissime inumazioni (tipiche della cultura greca ma anche di quella lidia) ma non tratta questo argomento nella terza fase in quanto le inumazioni diventano si molto numerose ma non si estendono alla totalità della popolazione villanoviana bensì riguardano solo sepolture aristocratiche, cioè quelle delle tombe importanti e le sepolture in tumulo, in tumuli, guarda caso, assolutamente identici a quelli ,in Anatolia, del popolo dei  Lidi.

Perché Bartolani “dimentica” poi di dire che tra le varie cose trasmesse dai greci c’erano anche i tumuli mortuari? Perché non era possibile, i greci non seppellivano in tumuli se non in rare occasioni mentre l’etruria è costellata di migliaia e migliaia di tumuli, esattamente come la Lidia. Non solo, egli si dimentica anche di dire che il “modo di vivere aristocratico”  trasmesso, si avvaleva unicamente di oggettistica prodotta in oriente, tant’è che lo stesso Pallottino definisce questo periodo “Orientalizzante”. Certo che il Bartolani se lo dimentica, se lo scorda perché i greci non potevano trasmettere nulla del genere come non potevano trasmettere le caratteristiche lidie del simposio che traevano tra l’altro origine da un modo di vivere aristocratico degli etruschi visibilmente simile a quello lidio e non certo a quello greco!!

Bartolani e Pallottino evitano poi di dire un’altra cosa di importanza fondamentale e cioè che quando Ioni e Dori, quando occuparono la Turchia nell' XI secolo a.C.,

fondarono DUE DODECAPOLI!!!!!!!

 

Voglio qui precisare ai neofiti che anche in Italia gli Etrischi

fondarono DUE DODECAPOLI!!!!!!

quella toscana e quella padana.

Quindi

2 DODECAPOLI IN ITALIA E 2 DODECAPOLI IN ANATOLIA

(TURCHIA), come non capire la profonda connessione esistente tra queste due zone? come diavolo si fa a parlare di origini autoctone?

Stranissima pare poi la coincidenza della data: Ioni e Greci fondano le dodecapoli nell'XI secolo, esattamente il periodo in cui Erodoto dice che avviene la colonizzazione lidia in Toscana!

Ci tengo poi a sottolineare che questa supposta “trasmissione di cultura e conoscenza” operata dai greci nel giro di 40 anni è da ritenersi ridicola, i tempi di trasmissione culturale sono molto ma molto più lunghi, soprattutto quando lo scolaro (i villanoviani) è un popolo a livelli di cultura quasi inesistenti, basti guardare alla colonizzazione delle americhe:  addirittura dopo qualche centinaio di anni la culturizzazione delle popolazioni locali era ancora arretratissima malgrado l’intervento di una evangelizzazione cristiana (di stampo puramente altruistico) attivissima che in epoca etrusca non sussisteva in quanto nessun greco si era mai nemmeno sognato di “culturizzare” un popolo e quindi di studiare metodi di divulgazione culturale.

I metodi coloniali dei greci erano esattamente agli antipodi: totale isolamento dei popoli contattati e mantenimento dell’ignoranza dei medesimi (cosa che faceva e tuttora fa, estremamente comodo) e massacro dei medesimi fino a spingerli ad abbandonare i loro territori al fine di impossessarsene (vedi la colonizzazione greca in Sicilia).

Quindi, se non bastasse, anche alla luce dei tipici comportamenti coloniali dei greci, risulta assolutamente demenziale credere che essi abbiano potuto trasmettere qualsiasi genere di conoscenze ai villanoviani, come ipotizzano Bartolani-Pallottino.

Senza dubbio le supposte conoscenze trasmesse agli etruschi erano patrimonio di un altro popolo che sicuramente già da tempo aveva stanziato delle basi strategiche sulle coste toscane  della zona mineraria (Elba e Lacus Prilius), allo scopo di sfruttarne le risorse. Un popolo che, essendo stanziato direttamente tra i villanoviani (anche se all’inizio solo presso le coste) e non avendo le attitudini prevaricatrici  e distruttive dei greci nei confronti delle popolazioni autoctone, nel corso del tempo (ma occorsero lo stesso centinaia di anni) trasmise buona parte delle proprie conoscenze anche a loro fino ad integrarli (ma ciò accadde molto tardi e solo  parzialmente) nella società potentissima è ricchissima che stavano costituendo.

 

L’Etruria, alla faccia del Pallottino,  nasce per dilatazione delle colonie lidie costiere che mantengono per lungo tempo intatto il proprio predominio strutturandosi in città popolose e potenti e che solo molto più tardi permettono ai ceti villanoviani più precoci di integrarsi, anche se sicuramente solo  a livelli socialmente bassi, nelle loro strutture.    

 

Non siamo che all’inizio della trattazione e già risulta completamente distrutta l’ipotesi pallottiniana di un’origine etrusca da un’ “evoluzione” dei villanoviani e risulta chiaro che solo una potenza marinara di enorme spessore può aver fermato i greci a Pithecusa e Cuma nel 770 e non certo i terricoli contadini villanoviani affetti da “terrorem aquae”.

 Alberto Cottignoli

 FINE PARTE PRIMA, SI RIMANDA ALLE SUCCESSIVE DI PROSSIMA PUBBLICAZIONE

 

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Published by alberto cottignoli - in ARCHEOLOGIA
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Alberto Cottignoli

  • Alberto Cottignoli
  • Laureato in Filosofia (1978) e in Storia e Conservazione delle Opere d'Arte (2013) all' Università di Bologna.- Esperto di pittura vascolare attica - Esperto di numismatica. Pittore famoso in Oriente:3 personali nei musei di Taipei (Taiwan) 2 al Khia Nan Museum, 1 al Museo Nazionale di Storia
  • Laureato in Filosofia (1978) e in Storia e Conservazione delle Opere d'Arte (2013) all' Università di Bologna.- Esperto di pittura vascolare attica - Esperto di numismatica. Pittore famoso in Oriente:3 personali nei musei di Taipei (Taiwan) 2 al Khia Nan Museum, 1 al Museo Nazionale di Storia

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