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25 ottobre 2016 2 25 /10 /ottobre /2016 18:40
Giovanni Bellini "Cristo morto e quattro angeli"

Giovanni Bellini "Cristo morto e quattro angeli"

La polemica tra i riminesi e Vittorio Sgarbi, che ha investito il dipinto di Giovanni Bellini (1430-1516) “Cristo morto e quattro angeli” per il suo spostamento all’EXPO ad “insaputa dei cittadini”, mi pare cosa certamente degna di rilievo, ma molto meno importante però, dei problemi iconografici che già a suo tempo rilevai nel dipinto. Trattasi senza dubbio di un’opera bellissima , ma quantomeno “strana”: da sempre mi hanno inquietato soprattutto le vesti degli “angeli”, che sono tutte, pur essendo di diversa foggia, molto corte, giusto sufficienti a coprire gli inguini, e che presentano degli stranissimi quanto incongruenti “spacchi” laterali che sottolineano la loro nudità lasciando intravvedere i glutei e parte delle cosce. Se a qualcuno la cosa può sembrare normale, ci tengo a ricordare che ancora negli anni ’60, le conigliette di Play Boy, mai al mondo avrebbero potuto vestirsi in pubblico in tal modo, in ogni caso prima di procedere all’analisi del dipinto, necessita una precisazione: la cosa che dobbiamo aver ben presente è che non ci troviamo di fronte ad una foto, dove i particolari possono imputarsi a contingenze casuali e a coincidenze, non è cioè che il pittore, girato l’angolo, come può accadere a un fotografo, si sia trovato di fronte questa scena e l’abbia riprodotta come gli è apparsa: tutto quanto vediamo in un dipinto è stato accuratamente studiato dall’artista ed è frutto di disegni preparatori estremamente complessi ove ogni figura è stata a lungo studiata. Per fare un esempio, se l’angelo all’estrema destra fosse parte di una foto, sarebbe possibile ipotizzare che il vestito fosse casualmente scivolato a scoprire la spalla mentre il fotografo scattava: ma foto non è, quindi possiamo avere la certezza che fu il pittore a volere, con estrema determinazione e dopo lunghi studi, che quella spalla fosse scoperta.

Detto questo, ed eliminata quindi la possibilità del “caso”, non possiamo non prendere atto del fatto che le vesti degli angeli hanno caratteristiche volutamente erotiche che chiaramente si avvalgono dell’antica tecnica del “vedo non vedo”. Alla spalla scoperta già abbiamo accennato, e come tutti ben sanno, quella di scoprire una spalla nell’esatto modo che vediamo nel quadro è una tecnica utilizzata comunemente dalle donne per attirare l’attenzione erotica degli uomini su di loro, ma ulteriormente ci inquieta la conformazione fisica degli “angeli”: non fanciulli paffutelli magari in tenera età, ma giovinetti la cui struttura muscolare, molto “terrena” è ben evidente e sottolinea la bellezza delle loro forme. Non sfuggono ad una percezione erotica le “cinture” delle vesti: non c’è funzione di sostegno, esse penzolano larghissime all’altezza dell’inguine, ad individuarne la posizione, e oramai non più impedimento, anzi a sottendere, ad una eventuale spoliazione. Stupiscono altresì le labbra, rosse in eccesso, e le acconciature, di cui tre a caschetto, tipiche dei giovani dell’epoca, ma soprattutto quella dell’angelo all’estrema destra ai cui boccoli sbarazzini, inanellati verso il basso, sicuramente avrebbe potuto far riferimento il regista del film “Lolita”. Non sfuggono a problemi anche i colori, vedi il rosa un po’ troppo acceso della veste dell’angelo all’sopraccitato, l’arancione della veste del secondo angelo da destra, ma nemmeno il bruno poco paradisiaco di quella dell’angelo all’estrema sinistra che presenta anche un collettino rigirato simile a quelli delle camiciole utilizzate nel mondo terreno e non certo prodotte dalle sartorie celesti. Meraviglia poi il rosso vermiglio delle ali dell’angelo all’estrema destra, certamente più consono a Lucifero, rosso che poi ancora persiste, inquietante, sui bordi visibili delle ali degli altri angeli.

Per quel che riguarda la gestualità, notiamo il primo angelo da destra che pare sostenere il braccio abbandonato con una voluttuosità per nulla consona alla situazione; ben strane paiono poi le braccia conserte di quello all’estrema sinistra (?!?!), postura che nulla ha a che fare con la tragicità del momento ma che al contrario sottende a totale distacco e disinteresse. Ma una cosa ancora ci inquieta, e cioè la postura del secondo angelo da sinistra, chino in avanti, apparentemente intento a sostenere la schiena nuda del Cristo: non sembra forse essere in una ben strana posizione nei confronti dell’altro angelo dietro di lui che lo sta guardando? E non pare forse strano il terzo angelo da sinistra, praticamente in deliquio, che non guarda verso il Cristo, bensì verso i due angeli appena citati? Non vi traggano in inganno le mani giunte, esse stringono qualcosa che con la religione nulla ha a che fare, almeno per quanto ci è dato di vedere: certo se si riuscisse a decifrare la cosa non comprensibile che questo personaggio stringe tra le mani, forse saremmo in grado di capire qualcosa di più. Ma ancora non abbiamo finito: come ha notato la mia collaboratrice Annamaria Denaro, le ali degli “angeli” si presentano mal conformate, nel primo da sinistra la sua ala sinistra è completamente fuori posto dal punto di vista prospettico, essa risulta attaccata nel vuoto oppure alla parte più estrema della spalla (mentre quella destra risulta emergere, al contrario, praticamente dal centro della schiena) e la sua esatta collocazione presupporrebbe la sua scomparsa dietro la testa del proprietario. Ancora più tragica è la condizione delle ali dell’angelo chinato, dato che appare una sola ala oltre il centro della schiena (trattasi quindi dell’ala sinistra), dobbiamo dedurne che manca completamente l’ala destra! Ben strane poi sono ancora le ali degli altri due angeli: al secondo da destra paiono nascere dal centro schiena mentre al primo da destra nascono addirittura da dietro le braccia. Pare, alla fine, trattarsi di ali finte, mal appiccicate, per una rappresentazione teatrale.

Bene, cosa il Bellini volesse precisamente comunicarci attraverso tutte queste stranezze, non ci impegniamo qui a dedurlo, solo ritorniamo a ripetere che non siamo davanti ad una foto e che ogni più piccolo particolare fu dal pittore studiato con concentrazione e fatica e risulta quindi non frutto di casualità ma di calcolata determinazione.

Un’unica cosa facciamo presente: siamo in un’epoca in cui tutto il mondo dell’arte si rifà all’antichità classica greca, un periodo storico cioè (V sec. a.C.) in cui l’attività sessuale era assolutamente libera e concentrata non solo sulle donne ma anche sui fanciulli in giovane età, tanto che e i nomi di quelli più belli che frequentavano l’Agorà ateniese venivano invocati sulle ceramiche di quel periodo associati alla formula “kalos” (è bello) e addirittura Pericle fu uno di questi fanciulli....

E sicuramente non si trattava di invocazioni di stampo solamente platonico, è ben noto che soprattutto il rapporto tra allievi ed artisti doveva necessariamente essere completato da un coinvolgimento erotico-sentimentale tra i due, al fine di poter ottenere il massimo rendimento da parte dell’allievo medesimo. Ed è altresì ben noto come questa pratica (per quanto proibita dalla legge) fosse portata avanti anche dalla maggior parte degli artisti rinascimentali.

Perché Bellini impostò questa scena di un erotismo sfrenato dietro la figura del Cristo morto? Ai lettori l’ardua sentenza....

 

Alberto Cottignoli

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Published by Alberto Cottignoli
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Alberto Cottignoli

  • Alberto Cottignoli
  • Laureato in Filosofia (1978) e in Storia e Conservazione delle Opere d'Arte (2013) all' Università di Bologna.- Esperto di pittura vascolare attica - Esperto di numismatica. Pittore famoso in Oriente:3 personali nei musei di Taipei (Taiwan) 2 al Khia Nan Museum, 1 al Museo Nazionale di Storia
  • Laureato in Filosofia (1978) e in Storia e Conservazione delle Opere d'Arte (2013) all' Università di Bologna.- Esperto di pittura vascolare attica - Esperto di numismatica. Pittore famoso in Oriente:3 personali nei musei di Taipei (Taiwan) 2 al Khia Nan Museum, 1 al Museo Nazionale di Storia

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