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3 febbraio 2018 6 03 /02 /febbraio /2018 12:35
RAGAZZA CON ORECCHINO DI PERLA- VERMEER

RAGAZZA CON ORECCHINO DI PERLA- VERMEER

Ascolto, come al solito allibito, una paciocotta biondastra con faccia apatica, testimone del nulla che alberga nel suo cranio, che biascica sciocchezze sul dipinto giustamente più famoso del Vermeer “Ragazza con orecchino di perla”.

Mi ha aiutato a capirlo perfettamente Alice, una “ragazza” quasi Storica dell’Arte (Contemporanea, purtroppo) che ho da poco conosciuto.

Si, mi ha aiutato proprio “Alice” con quel suo Paese delle Meraviglie all’orlo del quale sicuramente è sbocciata, viste le sue sembianze che di umano hanno ben poco o nulla.

E’ “bastata” Alice ed ecco finalmente dispiegarsi il senso di questo magnifico quadro del Vermeer:

l’apparizione di un viso da un mondo lontano, meraviglioso e fantastico, di cui quella specie di inventato turbante testimonia la natura contemporaneamente esotica ed irreale e la cui fascia, che si prolunga verso il basso, par quasi una sorta di cordone ombelicale appena tranciato che prima la collegava al suo meraviglioso universo.

 

Un volto carico anch’esso di meraviglie che, dalla soglia del suo Favoloso Paese, si gira a guardarti.

Il volto che sognasti sempre e che, alla fine degli anni, dubitasti che potesse esistere.

Un viso che, invece, magicamente adesso, riconosce in te l’unico estremo, immenso sogno anche della vita sua.

E quel luccicar di perla, anch’essa emersa da mondi fantastici, esotici e lontani, è il segno: un minuto luccicar di faro che addita finalmente il porto: 

tenero, delicato approdo tra le labbra ed il collo suo.

Lì, ove la fronte tua riposerà in eterno.

E’ un incontro di sogni, quello mio e quello suo, l’incontro di due sogni che, miracolosamente, nel medesimo si riconoscono.

In quel volto, a cui scioccamente uomini sciocchi hanno cercato e cercano di dare un nome, ed in quella luce, si riassume l’eterna ricerca di quel sentimento unico ed eterno che è privilegio di poche elette anime.

Godete comunque, immane schiera di bestie che da uomini da sempre vi truccate, talpe che dallo sterco osate mettere fuori il naso, perché di sogno, solamente di sogno si tratta.

Questo ci dice purtroppo il pittore.

Sogno solamente, Lei ed il suo Paese.

Quando dischiuderai  le palpebre, non resterà, sulla fredda parete, che una dorata  cornice e uno sfondo oscuro.

 

(Si ringrazia la “signorina” Alice per l’involontaria ma importantissima collaborazione)

P.S. la trasmissione proseguiva poi con un diverso personaggio (storico dell’arte?) che incredibilmente si meravigliava del fatto che l’altro ritratto del Vermeer, custodito al Metropolitan, “Ragazza con velo” che vedete qui sotto

RAGAZZA CON VELO- METROPOLITAN MUSEUM

RAGAZZA CON VELO- METROPOLITAN MUSEUM

e che effettivamente nella postura ci ricorda il quadro fin qui citato, non fosse famoso come quello dell’Aia … mio dio, come meravigliarsi del perché una latrina non odori come una rosa. Ma in quale mondo mai sono costretto a vivere che non riesce a cogliere l’abisso che intercorre tra due quadri che sono esattamente agli antipodi? Ma guardateli vicini

CHI E' LA RAGAZZA CON ORECCHINO DI PERLA DEL VERMEER
CHI E' LA RAGAZZA CON ORECCHINO DI PERLA DEL VERMEER

Sopra una specie di mostro invecchiato anzitempo che tenta di mascherare in un finto sorriso l’orrenda enorme bocca che pare tagliata col bisturi, una forma da handicappata della testa ed un volto oscenamente piatto, un naso le cui narici esageratamente dilatano tra le guance inesteticamente incassate, un mento abnorme e due occhi cipollosi che subdolamente fingono dolcezza e…  sotto,

IL VOLTO CHE ABBIAMO DESCRITTO ALL'INIZIO.

Non esiterei a definire quello sopra “Ragazza con orecchino da pirla”.

Piantatela di guardare i quadri per ciò che vi raccontano che sono, guardateli con gli occhi vostri e sarete presi molto meno in giro.

Ma di quale problema mentale è preda colui che si chiede perché il dipinto del Metropolitan non è famoso come quello dell'Aia e che attribuisce il motivo semplicemente al fatto che il primo è dipinto in maniera meno perfetta del secondo?

Nessuno più,  in questo mondo, distingue l’osceno dal meraviglioso?

Oltretutto  il quadro del Metropolitan puzza categoricamente di falso: dove mai abbiamo visto in Vermeer il corpo della ragazza mascherato da uno scialle che lo copre interamente? Questo è un artificio che di solito usano le persone con grosse difficoltà pittoriche, difficoltà che appunto il volto conferma pienamente. Quando mai poi, Vermeer dipinse una donna dall’aspetto così orrendo? Col volto alterato dall’alcool e dal sorriso un po’ ebete forse, ma non intrinsecamente brutte come questa.

Una cosa soprattutto ci induce a determinare la falsità del dipinto: il colletto bianco che occhieggia oltre lo scialle sul lato destro del collo.

Visto l’assetto della ragazza, quel lembo di colletto non dovrebbe ASSOLUTAMENTE vedersi perché implica una postura quasi frontale della donna che invece lo scialle lascia intendere essere vista di profilo come nel quadro dell’Aia. Assieme al colletto dovremmo infatti vedere una consistente parte della spalla destra, ma allora non sarebbe visibile la schiena, perfettamente intuibile invece sotto lo scialle nella parte in ombra. Come potete ben vedere nel quadro dell’ Aia, che ha postura identica a quello del Metropolitan, la parte destra del colletto è completamente nascosta e solo spostandoci quasi frontalmente potremmo vederne una piccola parte.

I falsari sono sempre degli incapaci ed è in questi particolari che si tradiscono, cercano di nascondere la loro incapacità di dipingere correttamente, in questo caso il busto della ragazza, nascondendolo completamente ed insensatamente con uno scialle, ma immediatamente rivelano la loro incapacità appena accennano anche solo ad un particolare (il colletto vistosamente errato). Purtroppo però gli storici dell’arte non sono in grado di smascherarli perché sono, magari più intelligenti e colti, ma disastrosamente ancora più ignari di quelli di tecniche pittoriche e di prospettiva.

Così il Metropolitan ha acquisito per una barca di dollari una ciofeca completamente priva di valore che, tra l’altro, offende mortalmente chi, di estetica, qualcosa capisce.

Anche in questo caso ringrazio Alice per l’involontaria collaborazione riguardo alla determinazione della falsità di questo dipinto.

LETTURA IN REGOLA CON LA STORIA DELL'ARTE TRADIZIONALE

Se però volete una lettura tradizionale di Storia dell’Arte, posso dirvi che la ragazza era una nipote del Vermeer, figlia del fratello della madre, Jan Vermonen von Lombrichen, che i capelli se li era appena tinti e che il “turbante” conturbante lo aveva comprato giovedì mattina al mercatino delle pulci di Delft assieme a una cuffietta di trine da neonato come quella di Alice e che era in compagnia dell’ amica Charlotte von Coschen Grossen di assai dubbia reputazione in quanto più volte sorpresa in dolce compagnia nei giardini del suo paese.

Che Jan cominciò a dipingere il quadro una domenica mattina d’aprile appena soleggiata esattamente alle 7 e 37 e 28 secondi (ora solare) dopo un’abbondante colazione a base di prosciutto e pane nero senza sale che la moglie gli aveva portato su un piatto decorato a roselline non ancora appassite come quelle del pigiamino felpato di Alice, che esse roselline erano in numero di diciotto più una molto scolorita ma ancora ben visibile verso il centro del piatto medesimo .

Posso dirvi anche che prima il caro Jan sputò abbondantemente sulla tela per favorire la presa del colore e che smadonnò di nuovo abbondantemente quando il pestello per macinarlo gli cascò su un piede e che al momento dell’urto smugugnò precisamente “Umma dumma, gnu gnu gnu”.

Importantissimo è poi il fatto che egli indossasse al momento una camicia verde pisello appena, appena un po’ marcito su cui risaltavano 116 macchie di rosso vermiglione, giallo cromo, e blu di prussia  ma che altre fonti assicurano che le macchie erano invece 115: centinaia di Storici dell’Arte sono da secoli impegnati a risolvere questo capitale dilemma numerico.

Siete più contenti così?

Che di questo di solito si occupa la “Storia dell’Arte”.

 

CHI E' LA RAGAZZA CON ORECCHINO DI PERLA DEL VERMEER
CHI E' LA RAGAZZA CON ORECCHINO DI PERLA DEL VERMEER
CHI E' LA RAGAZZA CON ORECCHINO DI PERLA DEL VERMEER

MANZONI IN VATICANO?

Cari colleghi, storici dell’arte, che leggete i capolavori antichi come se fossero tante sciocchezze perché non potete certo mettervi al pari col genio che li produsse, voi, causa l’avvilimento a cui assoggettate la grande pittura, siete i responsabili del tragico accreditarsi nel mondo delle oscene, finte ciofeche dell’arte contemporanea.

Se veramente i capolavori del passato avessero la loro giusta lettura le opere contemporanee apparirebbero in tutta la loro superficialità, faciloneria e stupidaggine, mentre l’incapacità degli addetti al mestiere di capire alcunché delle meraviglie del passato, fa si che avvenga esattamente il contrario.

Verrà il giorno in cui vedremo, in Vaticano, al posto della Pietà di Michelangelo, una scatoletta di merda, si spera almeno ben sigillata?  

Ma di chi è la colpa maggiore dell’affermarsi delle porcherie dell’arte contemporanea, oltre a mercanti, critici d’arte e banche, banche che in assoluto anonimato finanziano questo lucroso disastro? I maggiori colpevoli sono i “Grandi Collezionisti”, disgraziati fabbricanti di detersivi, di sardine in scatola, di preservativi  e quant’altro, spesso quasi analfabeti e privi di qualsiasi sensibilità estetica che, magari quando cascano loro i capelli rimediano in maniera geniale col “riporto”, sono loro i veri colpevoli: questa razza disgraziata non compra le opere d’arte perché “gli piacciono”, ma semplicemente perché “gli mancano”, come una moneta o un francobollo! Basta che gli si faccia credere che il pittore è famoso ed ecco che questi colossali pirla ne vogliono possedere un’opera, magari semplicemente per non essere secondi all’industriale amico più fesso di loro. Spesso manco gli interessa guardare attentamente l’opera, basta che sia dell’autore che gli manca.

Al mercato dell’arte tutto ciò non sembra vero: la più orrenda ciofeca può diventare così “oggetto artistico da collezione” cosa che permette di ridurre infinitamente le spese di acquisto presso gli artisti.

Spruzzami una tela tutta d’azzurro con uno spray” dice il mercante all’artista “ci metti pochissimo e puoi farne 50 al giorno, se te le pago € 10 l’una guadagni € 500 al giorno (15.000 al mese) e sei ricco”.

“Io poi” prosegue il mercante “organizzo mostre, articoli sui giornali, pubblicità fittizie con prezzi finti sempre più alti e la gente si convince che sei famoso, allora arrivano quei pirla di “grandi collezionisti” ed il gioco è fatto: sono centinaia di migliaia solo in Italia e non si riuscirà nemmeno ad accontentarli tutti. E man mano che i “pirla collezionisti” abboccano, i prezzi crescono.”

Basterebbe eliminare tutti i grandi collezionisti e l’arte contemporanea tornerebbe finalmente sul binario giusto, quello determinato da chi i quadri li compra perché “gli piacciono”.  Che solo questa è la motivazione corretta per acquistare un’opera d’arte.

Miei cari colleghi “Storici dell’Arte”, che non fate che ripetere stancamente ciò che dissero Berenson e Longhi (che mai, di nemmeno di un quadro capirono qualcosa) e che mi ignorate perché troppo vi spavento, a voi mi rivolgo rifacendomi allo splendido Sordi del “Marchese del Grillo” sperando che capiate la “sottile ironia”:

IO SONO CIO’ CHE PRIMA DI ME NON E’ STATO MAI E CHE DOPO DI ME NON POTRA’ MAI PIU’ VENIRE  E, VOI ……. NON SIETE UN CAZZO.

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commenti

Vittoria 08/09/2018 11:11

Il modo in cui la giovane donna, con la bocca appena socchiusa, porge il suo sguardo volgendo il capo suscita in noi quasi la sensazione di aver disturbato i suoi sogni. Il quadro invita alla congettura e questo aspetto ha sicuramente contribuito alla straordinaria popolarità del più famoso dipinto di Vermeer.