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7 febbraio 2018 3 07 /02 /febbraio /2018 20:40
Fig. 1 MOSAICO DI ALESSANDRO-BATTAGLIA DI ISSO

Fig. 1 MOSAICO DI ALESSANDRO-BATTAGLIA DI ISSO

Ci siamo di nuovo, sembra non esistere capolavoro che non sia stato letto al contrario e così pure accade per questo meraviglioso mosaico.

Non mi stancherò mai di ripetere che, per capire un quadro, un dipinto od un mosaico che sia, bisogna guardarlo come se non fosse famoso ed ignorando il significato che all’immagine è sempre stato dato. Solo così potremo entrarvi veramente.

Ci accorgeremo allora che questa non è un’esaltazione di Alessandro e delle sue vittorie (qui esemplificate attraverso la battaglia di Isso) bensì il grido di un grande artista contro gli orrori della guerra.

Ma andiamo a vedere perché.

Il particolare rivelatore che non lascia dubbi è piccolissimo ma non lascia dubbi, eccolo

Fig. 2  GORGONA SUL PETTO DI ALESSANDRO

Fig. 2 GORGONA SUL PETTO DI ALESSANDRO

 

Si tratta della gorgona che campeggia sul petto  di Alessandro (fig. 2,  e fig. 3, part. A)

Fig. 3  PARTICOLARE DI ALESSANDRO

Fig. 3 PARTICOLARE DI ALESSANDRO

Basterà confrontare questa gorgona con le altre di epoca greca per capire (fig. 4-5-6-7)

Fig. 4-5-6-7  IMMAGINI GRECO CLASSICHE DI GORGONE
Fig. 4-5-6-7  IMMAGINI GRECO CLASSICHE DI GORGONE
Fig. 4-5-6-7  IMMAGINI GRECO CLASSICHE DI GORGONE
Fig. 4-5-6-7  IMMAGINI GRECO CLASSICHE DI GORGONE

Fig. 4-5-6-7 IMMAGINI GRECO CLASSICHE DI GORGONE

L’aspetto delle gorgone è sempre terrificante ed aggressivo, e spesso presenta smisurati denti canini: non per nulla queste immagini venivano poste dai greci sugli scudi per spaventare il nemico sia con il loro aspetto sia per l’antica credenza che potessero pietrificare chiunque  le avesse guardate negli occhi.

Cosa diamine c’entra con tutto questo la gorgone che vediamo sul petto di Alessandro?

Assolutamente niente, ella non ha nulla di aggressivo anzi, è priva dei canini e dei capelli di serpi e sta osservando la battaglia con aria rattristata, come ci rivela la piega delle sopracciglia presso il naso, l’orizzontalità delle palpebre superiori (la destra addirittura leggermente concava sulla sinistra), e la piega verso il basso dell’interno della bocca, reso con un frammento di mosaico bianco appuntito, come se ciò che sta vedendo non le piacesse per nulla.

L’esatto contrario dello spirito delle gorgone.

Mai si vide in tutta la storia dell’arte greca una gorgone di tal tipo e con tale espressione.

Ma mai si vide anche una gorgone che gira lo sguardo di lato, ad osservare ciò che sta accadendo, sia il cavaliere persiano trafitto vigliaccamente dallo stesso Alessandro sia il massacro che in generale sta avvenendo.

Questa sua non è una “immagine”, questo è un volto vivo che sta assistendo alla tragica battaglia ed è proprio quello che sta guardando che mortalmente la intristisce!

Sono partito da questo particolare altamente significante per poi scoprirne altri concomitanti che eliminano ogni dubbio.

Fig. 8  ALESSANDRO TRAFIGGE IL CAVALIERE PERSIANO APPIEDATO

Fig. 8 ALESSANDRO TRAFIGGE IL CAVALIERE PERSIANO APPIEDATO

La prima cosa è il fatto che Alessandro sia ritratto in primo piano mentre trafigge un cavaliere persiano che cerca di scende dal proprio cavallo appena stramazzato al suolo (fig. 8), disarmato ed impossibilitato a difendersi. Non è certo un’azione coraggiosa questa, ma piuttosto vigliacca, ben altro era il modo in cui i guerrieri a quei tempi si scontravano in battaglia. Alessandro viene quindi rappresentato in modo ben poco eroico e quindi contradditorio rispetto al senso da sempre dato a questo mosaico, cosa che si riallaccia all’espressione anch’essa contradditoria della gorgone.

Che queste cose poco simpatiche accadessero in battaglia è naturale, ma questa non è una foto, perché l’artista ha volutamente scelto di raffigurare Alessandro mentre compie un’azione che ne sminuisce terribilmente, se non annulla, a chi sa ben vedere, la dimensione eroica invece di esaltarla?

L’artista avrebbe dovuto raffigurare Alessandro mentre trafiggeva un persiano si, ma un nemico che fosse in condizione di difendersi e debitamente armato al par suo, allora si che avremmo avuto un’impressione di eroismo e non di squallida vigliaccheria. Gli eroi ridanno le armi al nemico che le ha perse per dimostrare che sono superiori a loro in condizioni alla pari, non li trapassano con la lancia galoppando sul loro cavallo approfittando del fatto che il cavallo del nemico è stramazzato al suolo e mentre, indifesi e disarmati cercano di scenderne.

Mi meravigliavano poi il gesto e l’espressione di Dario (fig. 9) da sempre giustificati dal fatto che il guerriero trafitto sarebbe il figlio del re persiano. Questa spiegazione è già di per sè completamente priva di logica: la battaglia è battaglia, che senso avrebbe prendersela con Alessandro perché sta aggredendo il figlio suo che proprio egli stesso ha mandato a combattere contro di lui?

Fig. 9  PARTICOLARE DI DARIO

Fig. 9 PARTICOLARE DI DARIO

L’atteggiamento di Dario è invece quello di chi rinfaccia a qualcuno una cosa che non dovrebbe assolutamente fare, mentre combattere ed anche uccidere suo figlio da parte di Alessandro è invece cosa connaturata al senso stesso della guerra e della battaglia.

Ma quello che l’ingrandimento di fig. 9 ci rivela è che Dario ha anche un’espressione stupita (vedi la bocca estroflessa ovaleggiante): per quale diavolo di motivo egli dovrebbe essere stupito del fatto che Alessandro uccida uno dei suoi guerrieri, foss’anche suo figlio?

In ogni caso l’invenzione dell’azione di Alessandro nei confronti del figlio di Dario è stata creata ad hoc proprio per tentare di giustificare, senza riuscirvi, l’incomprensibile gesto ed espressione del re persiano, infatti nulla lascia intendere che il guerriero trafitto da Alessandro sia il figlio del re, e che non si tratti di suo figlio un’altra cosa ce lo conferma, oltre l’espressione stupita di Dario, e cioè il fatto assurdo che egli fissi Alessandro, che si trova ben più lontano,  e non il figlio che viene  in quell’istante trafitto.

Chi mai, in un momento come questo fisserebbe l’uccisore e non il proprio figlio proprio in quell’istante trapassato da una lancia?

Se in nessun modo si potesse agire contro l’assassino,  come in questo caso, l’attenzione di un padre sarebbe solo, esclusivamente ed assolutamente concentrata sul figlio trafitto preoccupato di comprendere la gravità della sua ferita!

Ma Dario si comporta in modo talmente strano che la critica doveva pure trovare una parvenza di sciocca giustificazione.

La giustificazione vera ce la da invece la gorgone sul petto di Alessandro: Dario sta accusando il re Macedone del massacro che sta compiendo, non solo in quella occasione, ma da quando è entrato in armi nel suo regno, gli sta gridando infatti Ma cosa fai, maledetto? Per quale motivo stai aggredendo e massacrando la mia gente?”

Non allo specifico  guerriero trafitto si sta riferendo Dario, ma all’azione aggressiva complessiva dei macedoni esasperata dal gesto vigliacco che in quel momento compie Alessandro.

E’, quello del re persiano, assieme a quello dell’artista, un urlo contro tutte le guerre, le prevaricazioni ed i massacri del mondo.

Il genio che quest’opera produsse ragionava, come tutti i geni, per universali e non per squallidi particolari come l’uccisione del figlio di Dario, uno solo su migliaia e migliaia di morti.

Fig. 10  PERSIANO MORENTE CHE SI SPECCHIA NELLO SCUDO

Fig. 10 PERSIANO MORENTE CHE SI SPECCHIA NELLO SCUDO

Bellissima è poi l’immagine, sempre in primo piano, del guerriero, guarda caso sempre persiano che, probabilmente ferito a morte, si guarda riflesso nel proprio scudo (fig. 10): un’immagine che si rifà alla catoptromanzia, l’arte di vedere il proprio futuro negli specchi. Un guerriero morente che solo allora capisce, riflesso in quel bellico strumento di inutile difesa, l’insensatezza e la stupidità della sua prossima morte.

Fig. 11  PARTICOLARE DELL'ALBERO

Fig. 11 PARTICOLARE DELL'ALBERO

Splendido, ed oltremodo significante, è poi l’albero che domina la scena, simbolo storico dell’uomo, guarda caso collocato dall’artista proprio dietro ad Alessandro (fig. 11)  che, adesso secco e monco al cospetto di tanta tragedia, disperato pare agitare le braccia verso il cielo ad invocare una qualche divina, improbabile giustizia.  

Quella a cui assistiamo non è una battaglia gloriosa ma un massacro, un insensato massacro operato da uomini contro altri uomini.

Gli stessi cavalli, la cui razza è aliena a manifestazioni del genere, paiono guardare la scena con occhi disperati.

Quello persiano non è un esercito che perde una battaglia, è un’umanità massacrata senza motivo che cerca disperatamente di difendersi.

Nessun eroismo in Alessandro e nei macedoni ma solo insensata prevaricazione e massacro nei confronti di loro simili.

A.Cottignoli febbraio 2018

 

BREVE SPECIFICA SULLE MIE QUALIFICHE (vedi poi biografia)

Allego una mail speditami da James Beck, massimo esperto mondiale di pittura rinascimentale italiana, Columbia University, New York, con cui collaborai per 5 anni, in cui egli afferma praticamente che io sarei il più grande Storico dell’Arte esistente.

Allego altresì un’intervista del Corriere a Marco Meneguzzo docente di Storia dell’Arte a Brera che sottolinea la correttezza delle mie analisi, in questo caso relative alla Madonna del Parto di Piero della Francesca 

MOSAICO DI ALESSANDRO: UN INNO ALLA PACE - (BATTAGLIA DI ISSO)
MOSAICO DI ALESSANDRO: UN INNO ALLA PACE - (BATTAGLIA DI ISSO)
MOSAICO DI ALESSANDRO: UN INNO ALLA PACE - (BATTAGLIA DI ISSO)

MANZONI IN VATICANO?

Cari colleghi, storici dell’arte, che leggete i capolavori antichi come se fossero tante sciocchezze perché non potete certo mettervi al pari col genio che li produsse, voi, causa l’avvilimento a cui assoggettate la grande pittura, siete i responsabili del tragico accreditarsi nel mondo delle oscene, finte ciofeche dell’arte contemporanea.

Se veramente i capolavori del passato avessero la loro giusta lettura le opere contemporanee apparirebbero in tutta la loro superficialità, faciloneria e stupidaggine, mentre l’incapacità degli addetti al mestiere di capire alcunché delle meraviglie del passato, fa si che avvenga esattamente il contrario.

Verrà il giorno in cui vedremo, in Vaticano, al posto della Pietà di Michelangelo, una scatoletta di merda, si spera almeno ben sigillata?  

Ma di chi è la colpa maggiore dell’affermarsi delle porcherie dell’arte contemporanea, oltre a mercanti, critici d’arte e banche, banche che in assoluto anonimato finanziano questo lucroso disastro? I maggiori colpevoli sono i “Grandi Collezionisti”, disgraziati fabbricanti di detersivi, di sardine in scatola, di preservativi  e quant’altro, spesso quasi analfabeti e privi di qualsiasi sensibilità estetica che, magari quando cascano loro i capelli rimediano in maniera geniale col “riporto”, sono loro i veri colpevoli: questa razza disgraziata non compra le opere d’arte perché “gli piacciono”, ma semplicemente perché “gli mancano”, come una moneta o un francobollo! Basta che gli si faccia credere che il pittore è famoso ed ecco che questi colossali pirla ne vogliono possedere un’opera, magari semplicemente per non essere secondi all’industriale amico più fesso di loro. Spesso manco gli interessa guardare attentamente l’opera, basta che sia dell’autore che gli manca.

Al mercato dell’arte tutto ciò non sembra vero: la più orrenda ciofeca può diventare così “oggetto artistico da collezione” cosa che permette di ridurre infinitamente le spese di acquisto presso gli artisti.

Spruzzami una tela tutta d’azzurro con uno spray” dice il mercante all’artista “ci metti pochissimo e puoi farne 50 al giorno, se te le pago € 10 l’una guadagni € 500 al giorno (15.000 al mese) e sei ricco”.

“Io poi” prosegue il mercante “organizzo mostre, articoli sui giornali, pubblicità fittizie con prezzi finti sempre più alti e la gente si convince che sei famoso, allora arrivano quei pirla di “grandi collezionisti” ed il gioco è fatto: sono centinaia di migliaia solo in Italia e non si riuscirà nemmeno ad accontentarli tutti. E man mano che i “pirla collezionisti” abboccano, i prezzi crescono.”

Basterebbe eliminare tutti i grandi collezionisti e l’arte contemporanea tornerebbe finalmente sul binario giusto, quello determinato da chi i quadri li compra perché “gli piacciono”.  Che solo questa è la motivazione corretta per acquistare un’opera d’arte.

Miei cari colleghi “Storici dell’Arte”, che non fate che ripetere stancamente ciò che dissero Berenson e Longhi (che mai, di nemmeno di un quadro capirono qualcosa) e che mi ignorate perché troppo vi spavento, a voi mi rivolgo rifacendomi allo splendido Sordi del “Marchese del Grillo” sperando che capiate la “sottile ironia”:

IO SONO CIO’ CHE PRIMA DI ME NON E’ STATO MAI E CHE DOPO DI ME NON POTRA’ MAI PIU’ VENIRE  E, VOI ……. NON SIETE UN CAZZO.

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